Pandemia e farmacia verso il futuro

La pandemia Coronavirus ha inciso fortemente sulle condizioni di vita degli italiani e sul loro sistema economico e sociale. Dal 20 febbraio al 31 dicembre 2020, infatti, l’Istat ci informa che sono stati segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrato 2.105.738 casi di Covid-19, che si sono assommati alle altre usuali patologie, causando pesanti conseguenze sanitarie. Così, durante tutto l’anno si sono verificati ben 746.146 decessi, il 15,6% (106.526 casi) in più della media degli anni 2015-2019: è un quadro che fa riflettere, non soltanto perché è il più alto numero dal dopoguerra in poi, ma anche perché testimonia il peso che la pandemia ha avuto.


Fa riflettere anche il dato -sempre fornito dall’Istat- sull’età delle persone decedute. La maggior parte ha riguardato gli anziani: indipendentemente dalle cause, sia per Covid, sia per altre patologie, sono morti 670.963 anziani (65anni e più), di cui 486.255 con oltre ottant’anni, cioè i grandi consumatori di farmaci di prescrizione. Nel 2019, infatti, l’Osservatorio nazionale medicinali (Osmed) stimava che il 52% della spesa per medicinali andava attribuita ai 65enni e oltre, con il 56% dei Ddt ab die totali. Dato positivo è che almeno i giovani sono morti di meno della media dei 5 anni precedenti, e questo non soltanto perché il virus li ha colpiti proporzionalmente meno degli anziani, ma anche perché il blocco della mobilità nel periodo li ha costretti a limitare le uscite di casa, con il risultato di un minor numero di incidenti stradali.


Durante il 2020 l’attenzione di tutti i mass-media si è accentrata sulla pandemia e il susseguirsi dei dati su contagi e decessi ha messo in ombra le altre patologie. Non è stato, però, il Covid la principale causa di morte, come hanno fatto notare le società scientifiche degli oncologi, cardiologi ed ematologi. Sono le patologie cardiologiche quelle che ne hanno maggiormente sofferto, private di un’adeguata e tempestiva assistenza in occasione di eventi acuti. Da notare che la categoria dei farmaci dell’apparato cardiovascolare è “la maggiormente prescritta nella popolazione geriatrica” (Osmed 2019).


Interessanti anche i dati elaborati dal Censis, attraverso lo studio Janssen su “I cantieri della sanità del futuro”, che ha fotografato le conseguenze della “Sanità negata” durante la pandemia. Indica come siano diminuite le attività sanitarie nel 2020 rispetto al 2019:


• visite specialistiche e accertamenti diagnostici: -31%, pari a 46 milioni;
• ricette per accertamenti specialistici: -38%, pari a 57 milioni;
• screening di prevenzione oncologica: -55%, pari a 3 milioni;
• ricoveri di medicina interna: -70%, pari a 700.000 unità.


Facilmente spiegata, allora, sia la contrazione del numero di ricette spedite dalle farmacie, sia la diminuzione della spesa farmaceutica etica.

Spesa convenzionata
Aifa informa che, nell’anno della pandemia, la spesa farmaceutica lorda è diminuita del 2,7%, con 30 milioni di ricette spedite in meno (-5,2%), al netto degli sconti per farmaci erogati attraverso le farmacie, pubbliche e private, convenzionate con il Ssn. La spesa media lorda per ricetta, che nel 2019 era di 17,8 euro, è aumentata nel 2020 di 0,47 euro. Nello stesso periodo è anche diminuita la spesa del cittadino (ticket per ricetta, eventuale compartecipazione al prezzo del farmaco a brevetto scaduto), registrando una compartecipazione di 95 milioni di euro in meno, pari al 6%.


La riduzione delle ricette nel 2020 ha registrato, rispetto all’anno precedente, un forte decremento in aprile e segnato il suo massimo in maggio (quasi un quarto in meno del 2019). Nel secondo semestre la tendenza è stata di un lento recupero rispetto ai valori pre-pandemia.

I cittadini e la pandemia
La ricerca Istat “I cittadini durante la seconda ondata epidemica” offre, poi, dati curiosi su come gli italiani si siano comportati durante la pandemia. Risulta, per esempio, che il 58,3% dei giovani dai 18 anni in su è uscito da casa nel giorno medio della settimana per molti motivi, per lavoro, per fare la spesa, per una passeggiata, per necessità proprie o della famiglia oppure per altri motivi ancora, ma solamente il 2,9% per andare in farmacia. Rispetto al primo periodo di lockdown è, però, migliorata la percentuale di persone che sono uscite di casa: 7 su 10 erano occupati e 4 su 10 erano casalinghe, studenti e ritirati dal lavoro. Risulta anche che sono stati attenti, uscendo prevalentemente di mattina e nelle ore meno affollate, per cercare di ridurre il rischio del possibile contagio.


Altro dato ancora: il mass-media più utilizzato per tenersi aggiornati durante il Covid è stata la televisione (91,4%), con i suoi esperti a volte in contraddizione tra loro, ma che, comunque sia, rispondevano al forte desiderio di notizie sull’andamento dei contagi e dei ricoveri, sul numero dei morti, sull’arrivo dei vaccini o sulle limitazioni alla circolazione.

La seconda fonte, ma abbastanza distante dalla prima, sono stati i giornali (37,6%) e i social media (22,2%). Gli operatori sanitari (18,2%) e il ministero della Salute (14,5%), pur nella fiducia che gli intervistati hanno dichiarato, sono stati meno consultati dei media classici e ancor meno i siti web (13,6%), normalmente più gettonati.

Quale futuro ci aspetta?
E ora, che cosa succederà una volta usciti dal tunnel? Lo studio Censis Janssen sopra citato ci dà alcune indicazioni, che interessano anche il farmacista:


• La quasi totalità degli Italiani (91,7%) vorrebbe fosse dato un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus e dalle altre patologie.
• Altrettanti concittadini (94%) si aspettano un potenziamento della sanità del territorio, con strutture di prossimità di facile, continuo e rapido accesso, dove trovare medici di medicina generale, specialisti, farmacisti e infermieri che collaborano tra di loro.
• Il 70,3% ritiene prioritario incrementare la telemedicina e le soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.
• La maggioranza chiede un’assistenza più vicina al paziente, che si avvalga di strutture di prossimità precise, riconoscibili, facilmente accessibili, consultabili, anche se oggi il 40% degli Italiani non crede che la propria Regione sarà pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze.


Insomma, “La nuova sanità è tutta da costruire e per farlo serve di più, pur nel rispetto dello sforzo eroico degli operatori sanitari”, conclude il Censis. E ancora: gli anziani crescono con le loro progressive cronicità e così, nel prossimo futuro, saranno il 32,6% del totale della popolazione, capace di assorbire il 66% della spesa sanitaria pubblica. Saranno proprio i sessantacinquenni di oggi, più scolarizzati, più preparati, con smartphone, computer e superdigitalizzati, che prenderanno statisticamente il posto di coloro che la pandemia e le altre malattie hanno falcidiato.


E le farmacie? Le 19.331 farmacie non potranno che essere protagoniste in un disegno che favorisce l’assistenza territoriale, partecipi con la loro presenza fisica “di facile, continuo e rapido accesso”, in prima linea come sempre e a contatto diretto e quotidiano con i bisogni di salute del cittadino.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese n. 6/2021 ©riproduzione riservata)

2021-06-15T15:07:17+02:00