E quindi uscimmo a riveder le stelle

È troppo presto per dire “passata è la tempesta”, ma qualche riflessione si può già proporre, anche perché bisogna far tesoro dell’esperienza vissuta, soprattutto degli errori compiuti, per non doverli rifare. Sono molte, infatti, le lezioni che il Covid-19 ci ha lasciato in quest’anno e mezzo e che non dobbiamo dimenticare. Abbiamo imparato, per esempio, che non serve avere ospedali d’eccellenza se poi manca un’efficace sanità territoriale, prima vera barriera alle pandemie; che la globalizzazione impone ritmi accelerati e che se prima ci volevano anni per consentire al virus di diffondersi, oggi basta poco più di un mese attraversa tutto il pianeta; che l’improvvisazione e l’impreparazione dei responsabili sanitari sono assassine e causano migliaia di morti; che non serve spendere miliardi in mascherine e Dpi, se poi si ricoverano gli infetti nelle Rsa.

E, ancora, abbiamo imparato che non si può affrontare un’emergenza con direttive diverse Regione per Regione, ma ci vuole un’unica regia; che l’informazione è assai preziosa, ma può anche creare inutili allarmismi ed errati comportamenti (vedi con i vaccini); che oggi la scienza medica sa fare passi da gigante e in meno di un anno sa produrre i rimedi giusti; che ci sono strutture capillari, come la farmacia, che vanno valorizzate, perché costituiscono il primo presidio sul territorio dove ottenere un consiglio di salute e benessere.

Abbiamo soprattutto imparato che non ci sono regole uniformi e che ognuno reagisce a modo suo: c’è chi viene colpito dal virus e chi no; chi è asintomatico e chi muore in solitudine; chi viene intubato e chi se la cava con un simil-raffreddore; chi vive in un Paese ben governato e chi no; chi ha fatto il vaccino e chi no. Ben diverse sono, poi, le situazioni anche tra chi esce indenne dalla pandemia, perché diverse sono le problematiche tra chi perde il lavoro e chi no; tra chi opera in smart working in una casa confortevole e chi in un bilocale con i figli piccoli; tra chi si rintana terrorizzato in casa, spesso con traumi psicologici, e chi cerca di condurre una vita normale, seppur in sicurezza.

Ora, la più grande campagna vaccinale globale dovrebbe permettere di entrare nella fase post-Covid, consentendoci di tornare alla vita normale, anche se molti non ricordano più che cos’è la normalità. Non lo sa chi ha perso un affetto senza poterlo assistere e chi non ha più un lavoro o lo perderà a breve, perché il lockdown ha rivelato che tanti dipendenti non sono necessari. Diverse sono, poi, le problematiche tra Stato e Stato, tra professione e professione, tra famiglia e famiglia, perché tutti siamo ora chiamati ad affrontare un modello economico profondamente cambiato, venendo da esperienze differenti.

La pandemia ci ha dato tanti insegnamenti che non possiamo sprecare e ora la rinascita offre molte opportunità che vanno valorizzate. La farmacia ha retto questo tsunami, anzi ne esce con un’immagine impreziosita, che però implica precise responsabilità. Esserne consapevoli impone la forza di cambiare, di rinnovarci, di impegnarci a costruire una efficace sanità territoriale, dandoci da fare e superando le divisioni tra colleghi e tra operatori sanitari. È una grande responsabilità, ma è proprio quanto impone una reale rinascita.

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 7/2021 ©riproduzione riservata)

2021-09-02T14:47:52+02:00