Dario, “maestro farmacista”

A colloquio con il dottor Dario Castelli, “maestro farmacista” che porta l’educazione sanitaria nelle scuole.

“Ciao, mi chiamo Dario e faccio il farmacista”. Partiva così la registrazione della lettera che il dottor Dario Castelli, titolare nel Lodigiano proprio ai bordi della prima zona rossa, in piena pandemia Coronavirus aveva indirizzato ai colleghi impegnati in una dura lotta contro un nemico subdolo e sconosciuto. Una lettera accorata che aveva suscitato grandi emozioni e la cui registrazione, con la voce dell’attore Pino Insegno, era stata proposta al IX Mare Festival di Salina. È così che abbiamo conosciuto e apprezzato Dario, “maestro farmacista” verace e delegato dei colleghi rurali dell’Associazione “Lombarda” di Milano, Lodi e Monza e che ora, passato lo tsunami Covid-19, intervistiamo per altri motivi.

Scopriamo, infatti, che il dottor Castelli -in piena sintonia con il suo ruolo di educatore sanitario- lascia spesso il banco della farmacia per insegnare norme di buona salute nelle scuole, tra i ragazzi di 3a e 5a elementare. Una specie di globetrotter della sanità, che così amplifica sul territorio il ruolo della professione. Ma non solo: ha pure il progetto di costruire l’orto botanico “più piccolo del mondo”, perché -dice lui- «non si può essere rurali se non si amano l’ambiente e la natura». Ma questo è un altro discorso.

Il farmacista che esce dal banco della farmacia e va nelle scuole: come le è venuta questa idea e perché?
Ho sempre pensato che la funzione “educativa” del farmacista al banco sia parte integrante del nostro lavoro, e ancor più fondamentale si è rivelata in quest’ultimo anno e mezzo, quando il Coronavirus ci ha obbligati a smascherare le tante fake news. Il bagaglio culturale che ci portiamo dietro dagli studi universitari, ma soprattutto quella che io chiamo “l’esperienza clinica al banco”, che sviluppiamo quotidianamente grazie al rapporto con i pazienti, ci dà la possibilità di fare vera educazione sanitaria, immediata, semplice, ma facilmente fruibile.

L’idea, poi, di portare questo impegno fuori dalla farmacia mi è nata grazie a un progetto, avviato nel 2016 da Federfarma Milano in collaborazione con l’Università della Terza Età e Auser, con lo scopo di creare i presupposti per un “invecchiamento attivo”, affrontando tematiche di salute e benessere. Il progetto ha avuto un buon successo, con più di 500 cittadini over 60 coinvolti e diversi colleghi che hanno prestato il loro impegno. E allora mi sono chiesto: “Perché non fare la stessa cosa con i più giovani, con chi rappresenta il nostro futuro?”. Del resto c’era un legame tra il progetto di Federfarma Milano e la mia idea: i giovani sono spesso a contatto con i nonni e si misurano quotidianamente con il mondo della terza età.

Così è nata, un po’ per caso, la mia sfida di formare tanti piccoli “ambasciatori sanitari”, capaci di portare nelle loro case norme di buona salute e corretti stili di vita. Già dall’anno scolastico 2016/2017 sono cominciate le mie lezioni, concentrate nella stagione primaverile con cadenza mensile, un appuntamento purtroppo interrotto l’anno scorso a causa della pandemia. L’emozione della prima lezione di questo 2021 è stata enorme, sia per me, sia per gli alunni, e l’intenzione mia e dell’istituto scolastico è di rinnovare anche per il terzo triennio il nostro patto.

Che temi affronta da “maestro farmacista” coi bambini e con quali risultati?
Quando si parla di salute non sono ammessi errori o ambiguità, e allora cerco di proporre temi semplici, facilmente recepiti dai miei giovani futuri ambasciatori, con parole chiave, esempi, soluzioni declinabili nella quotidiana vita familiare. Il primo concetto l’ho presentato con una semplice frase: i farmaci non sono caramelle. Ho pensato di esplorare con gli alunni il percorso dei farmaci all’interno del corpo umano, considerato che il mio target sono i bambini di 3a e 5a elementare, e proprio in terza si studia il corpo umano. Con esempi concreti illustro la differenza tra le varie forme farmaceutiche: compresse, compresse orodispersibili, capsule, sciroppi, gocce, ragionando sulle diverse velocità d’assorbimento. Tutti argomenti che sembrano astrusi, ma che, invece, offrono l’occasione di creare giovani cittadini più consapevoli, facendoli riflettere sulle corrette modalità d’assunzione dei farmaci.

Un’altra lezione molto apprezzata riguarda l’importanza della protezione solare. Tutti noi vediamo nei mesi estivi tante “piccole aragoste”, che vengono in farmacia accompagnate dai genitori per porre rimedio ai danni provocati dal sole. E allora cerco di far capire ai bambini che il sole non esiste solamente al mare, ma è presente anche in città, nei nostri cortili, anche quando ci sono le giornate nuvolose. Così analizziamo i vari fototipi e ciascun alunno riflette su quale sia il suo, e in questo modo capisce che ogni persona è diversa dall’altra. Quindi passiamo ad analizzare come i raggi del sole penetrano nel corpo, per poi spiegare come è fatta una crema solare e come funzionano i suoi filtri.

È importante per i bambini di questa età, che incominciano ad acquisire una certa indipendenza dai genitori, formare una coscienza dei corretti comportamenti da tenere.

Altri temi più classici affrontati nelle lezioni, certo non meno importanti, riguardano sport e alimentazione, l’importanza delle vitamine, la cura dei nostri amici animali. L’elemento comune delle varie lezioni è che le affrontiamo sempre con modalità interattive, per portare i bambini a riflettere sulla loro situazione personale.
 
Qual è l’accoglienza che riceve dalle maestre e, soprattutto, dagli allievi?
Quando ho discusso il mio progetto con la preside della scuola del paese dove ho la farmacia, ho riscontrato subito molto interesse e consenso. Ho scoperto che gli istituti scolastici hanno a disposizione un monte ore da dedicare a progetti da inserire nel Pof (Piano offerta formativa), con ampi spazi di autonomia. Questo non è un dettaglio irrilevante, perché il Pof ha durata triennale, con possibilità di rinnovo.

Ho capito fin da subito che stava nascendo un serio impegno tra me e l’istituto scolastico, ma soprattutto tra me e i miei futuri ambasciatori. E fin da subito è maturata una grandissima intesa con le maestre: prima di ogni lezione si concordano gli argomenti da affrontare con i ragazzi e così ho potuto constatare che per i docenti la farmacia è percepita come un luogo sicuro e fonte di informazione certificata. Considerato che i bambini saranno ben presto “vittime” di una certa informazione distorta e dannosa sull’uso del farmaco, proveniente dai social, diventa per loro importante avere una figura di riferimento esterna, capace di fornire consigli corretti e ben più autorevoli di quanto offrano Instagram oppure il Tik Toker del momento.

Per quanto poi riguarda gli allievi, ebbene, sono stati per me una scoperta strepitosa! Ricordo la prima lezione, ero molto teso perché consapevole di quello che stavo facendo, della responsabilità d’influenzare 25 bambini, che avrebbero portato a casa ciò che dicevo. Li ho trovati assolutamente interessati e stimolanti, tant’è vero che se la lezione dura un’ora, lo stesso tempo va messo a disposizione per le loro domande.

Le lezioni, poi, preparate grazie al lavoro delle mie due indispensabili collaboratrici, Francesca e Mariolina, sono strutturate con un percorso interattivo e con l’ausilio di quiz, in modo da risultare più coinvolgenti e accattivanti. Visto che i bambini devono rispondere alle domande dei quiz tutti insieme a voce alta, posso assicurare che sentire la risposta esatta, espressa in maniera corale, è motivo di grandissima emozione e soddisfazione.

C’è qualche aneddoto che desidera raccontare, anche per stimolare i colleghi a seguire il suo esempio?
Ce ne sarebbero tantissimi, alcuni molto personali, ma mi limito a ricordarne due, legati a incontri al di fuori delle ore di lezione, perché rappresentano lo spirito con cui le farmacie devono mettersi in gioco su questo progetto.

C’è il bambino che mi incontra per strada mentre faccio una consegna a domicilio e mi saluta chiamandomi “maestro”, e propone di prestarmi la sua bicicletta per concludere la mia consegna più velocemente. Ecco il suo modo per ringraziarmi. C’è poi la nonna che viene in farmacia e mi spiega che erano anni che assumeva una pastiglia in maniera scorretta, e questa cosa gliel’ha fatta notare suo nipote, grazie alla mia lezione.

Due esempi che mi hanno fatto capire quanto sia veramente difficile e importante il nostro lavoro di educatori sanitari, che non dobbiamo mai dare nulla per scontato, che non dobbiamo mai arrenderci nel comunicare nella giusta maniera. Anche l’Oms ha dato enorme importanza all’empowerment, cioè all’arricchimento culturale dei nostri pazienti su tematiche sanitarie per renderli consapevoli e responsabili. Sono fermamente convinto che questo obiettivo possa essere raggiunto anche grazie a simili progetti, svolti direttamente sul territorio dove il farmacista opera.
 
E lei personalmente, che cosa porta a casa da questa esperienza?
La considero sicuramente un motivo di crescita professionale. È un modo per misurarmi con la vita reale ed è una scuola anche per me. Il banco è il nostro palcoscenico, perciò dobbiamo esercitarci quotidianamente per poter comunicare nel miglior modo possibile. Quale miglior occasione di trovarsi in un’aula con bambini attenti e impietosi nel segnalarti eventuali errori di comunicazione?

Sono certo che la mia esperienza non sia unica, ci sono centinaia di colleghi che in silenzio fanno la stessa cosa e altro ancora. Il mio sogno sarebbe poter condividere le nostre esperienze, magari scambiarci le varie lezioni e arricchire il nostro bagaglio formativo. Sarebbe splendido creare una piccola “Wikipedia dei farmacisti”, dove condividere le nostre lezioni e poterle così migliorare. Non devono esistere copyright su un progetto del genere.

Credo anche che quanto facciamo in maniera autonoma potrebbe assumere valenza istituzionale grazie all’ausilio delle varie Associazioni provinciali. Come responsabile rurale per Federfarma di Milano, Lodi e Monza conosco i colleghi. Sono certo che una simile iniziativa potrebbe essere messa in atto dalle farmacie dei nostri paesi e dei nostri quartieri di città. Magari questa intervista potrebbe essere il punto di partenza.

Concludiamo con la storia dell’orto botanico più piccolo del mondo. Di che cosa si tratta?
La fitoterapia fa parte delle nostre competenze, esistono centinaia di farmaci e integratori derivati da organismi vegetali. Anche questo può diventare un valido argomento da affrontare con i bambini. Da qui l’idea di utilizzare lo spazio verde attiguo alla farmacia per allestire in quel fazzoletto di terra un orto botanico. Quello che sorgerà sarà proprio l’orto botanico più piccolo del mondo, per testimoniare che anche le cose piccole hanno un senso e un’utilità. È bello pensare che saranno gli studenti a uscire dalle loro aule per venire a imparare nella mia farmacia.

Spiegare loro che dalle piante che vedono possono nascere farmaci terapeuticamente importanti significherebbe offrire una testimonianza concreta del lavoro che sta dietro un farmaco o un integratore. Questo, però, fa parte del mio prossimo futuro. Al momento sto ancora vangando e seminando da buon farmacista rurale, grazie ai consigli e alle informazioni di colleghi di varie parti d’Italia. Perché anche in questo caso ho scoperto che esistono già alcuni orti botanici attigui alle farmacie e altri stanno sorgendo insieme con il mio.

È così che io vivo la farmacia, con il farmaco al centro, ma senza mai dimenticare i tanti aspetti che riguardano la salute, i bisogni, le richieste dei nostri pazienti-clienti, anche di quelli ora in erba, ma presto adulti.

(Intervista di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 7/2021 ©riproduzione riservata)

2021-09-02T14:46:11+02:00