La farmacia che vorrei

Alcune ricerche hanno indagato il tema di salute e farmacia nel vissuto dei cittadini.

A piccoli passi si ritorna alla vita normale, anche se viene da chiedersi quale sarà la “normalità”, dopo l’emergenza Coronavirus, le restrizioni, le paure e lo stress con i quali abbiamo dovuto convivere per oltre un anno e mezzo, e ancora non è finita. Aumentano, di conseguenza, le indagini nazionali e internazionali per individuare com’è cambiato il vissuto dei cittadini, il loro rapporto con la salute e nei riguardi della farmacia, come pure le ricerche per capire come hanno reagito i farmacisti e come si preparano ad affrontare un futuro sempre più incerto.

Ne emergono indicazioni che vanno ora assimilate e meditate, perché la consapevolezza di doversi rinnovare e di dover offrire nuovi servizi andrà focalizzata proprio sulle attese e sui bisogni della popolazione.

Mettere al centro il paziente, infatti, significa proprio saperne cogliere desideri e necessità, ed è proprio quello che ha sempre fatto la farmacia, specchio di come nel tempo si siano modificati i bisogni sanitari della cittadinanza. Cerchiamo, allora, d’interpretare i dati proposti dalle recenti indagini che, seppur elaborate con finalità diverse, consentono di fotografare il vissuto e le aspettative delle persone nel post-Covid.

Partiamo dallo “Stada Health Report 2021”, un ampio sondaggio internazionale realizzato dal gruppo Stada (presente in Italia con EG) in collaborazione con il Kantar Market Research Institute, che ha coinvolto oltre 30.000 persone in 15 diversi Paesi europei (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera, Ucraina e Regno Unito). L’obiettivo è conoscere com’è cambiato il rapporto dei cittadini europei nei riguardi della propria salute, il loro grado di fiducia nel sistema sanitario e nei suoi addetti, verificare se si siano consolidate certe abitudini imposte dalla pandemia e se siano favorevoli alla vaccinazione obbligatoria.

L’indagine europea sul post pandemia
Innanzitutto, la ricerca misura le preoccupazioni causate dal Covid-19: prima in tutta Europa: risulta per il 52% degli intervistati la mancanza di contatti interpersonali con la famiglia e gli amici, seguita dalla paura del contagio (42%) e dalle preoccupazioni economiche e lavorative (33%).

Con l’eccezione di spagnoli e italiani: è, infatti, il timore di ammalarsi il più menzionato dagli spagnoli (54%) e da noi (53%), seguito, poi, dalla paura del futuro, in particolare la perdita o riduzione del lavoro, indicata dal 44% degli spagnoli e dal 41% degli italiani.

Positivo il giudizio degli italiani nei riguardi del Servizio sanitario nazionale, nel quale ripongono in maggioranza (65%) fiducia, nonostante le difficoltà create dalla pandemia, il che ci pone al quarto posto in Europa -dopo Portogallo, Regno Unito e Spagna- per soddisfazione verso il proprio Ssn. Conseguenza anche dell’apprezzamento manifestato per medici, infermieri e personale ospedaliero (82%), percentuale peraltro nella media europea, mentre siamo più critici nei confronti dei decisori politici. Positivo anche il giudizio espresso nei riguardi dei farmacisti: oltre l’80% ne elogia il lavoro e l’impegno.

Ma che cosa ci porteremo dietro delle abitudini acquisite con la pandemia? Alcune fanno ormai parte della quotidianità e tali rimarranno anche dopo il Covid-19: lavarsi con cura le mani, per esempio, continueranno a farlo, primi in Europa, gli italiani e gli ucraini (53%), come pure osservare il distanziamento sociale (38% per i connazionali contro il 33% degli europei), aumentare l’igiene domestica e usare le mascherine (31% di italiani e spagnoli, dietro soltanto al 38% degli inglesi).

Ma è soprattutto sull’evoluzione digitale che il Coronavirus ha impresso benefici effetti: il 24% circa degli intervistati (sia in Europa, sia in Italia) dichiara di utilizzare app per la salute e grande è l’uso dei foglietti informativi elettronici: siamo, con gli ucraini, al secondo posto (87%, cioè quasi 9 italiani su 10), seguiti a ruota dei portoghesi (89%).

E sempre ai vertici della classifica siamo per l’atteggiamento nei riguardi della vaccinazione obbligatoria: i più favorevoli sono i britannici (79%), seguiti dagli italiani (76%), di gran lunga sopra la media europea (61%). Infine, nonostante il clamore dei no vax, gli italiani dimostrano anche di non temere il vaccino: risulta preoccupato dei possibili effetti collaterali soltanto il 17% degli intervistati, contro una media europea del 22%.

La survey italiana sulla farmacia
Interessante anche la survey realizzata da The European House-Ambrosetti in collaborazione con la Fofi, attraverso un questionario cui a ottobre 2020 hanno risposto 2.829 farmacisti, che ha fotografato l’impegno delle farmacie durante l’emergenza Covid.

Nell’ordine risultano generalmente attivati questi servizi: ricetta dematerializzata (93,2%), vendita di dispositivi di protezione individuale (88,6%), prenotazione di farmaci (87,1%), servizi d’informazione alla cittadinanza (82,6%) e consegna dei farmaci a domicilio (69,2%).

La quasi totalità delle farmacie, quindi, ha attivato servizi di prevenzione, si è impegnata a garantire la sicurezza, attivando la ricetta dematerializzata e la consegna domiciliare, e ha incrementato gli orari d’apertura. Risultano, inoltre, attivati i test sierologici (61% in Emilia-Romagna e 55% a Bolzano) e il 47% degli intervistati ha dichiarato di aver fornito l’ossigeno a domicilio dei contagiati (54% nelle aree metropolitane, le più colpite).

L’emergenza sanitaria ha poi permesso di accelerare anche lo sviluppo di certi servizi, come il Cup, l’aderenza terapeutica, l’assistenza ai malati cronici e le vaccinazioni. Ha favorito, inoltre, una miglior partnership con i medici di medicina generale e ha incentivato la digital disruption, con sviluppo della telemedicina e telecardiologia, dei controlli di diagnostica di prima istanza, in particolare della saturazione percentuale dell’ossigeno.

La rete delle farmacie diventa così, all’interno del Servizio sanitario nazionale e in collaborazione con immg, vero presidio sanitario di prossimità, promotore di prevenzione primaria, punto di screening e centro polifunzionale personalizzato, favorendo l’autogestione di alcune patologie croniche e, sviluppando i servizi di prossimità per i cittadini, capace di alleggerire il sovraccarico del servizio ospedaliero.

La ricerca sulle farmacie lombarde
Dall’Europa, all’Italia, alla Lombardia, le indagini si focalizzano, permettendo di mettere a fuoco analisi specifiche. È quanto propone la ricerca di Cittadinanzattiva Lombardia, realizzata a fine 2020 in partnership con l’Associazione Lombarda di Milano e con il contributo incondizionato di Montefarmaco Otc, per fotografare il rapporto tra popolazione e farmacia di comunità nel post-Covid.

Vediamo ora di mettere in risalto non tanto i giudizi positivi che la farmacia ha meritato durante la pandemia (91% degli intervistati ha apprezzato il supporto ricevuto, l’89% ha gradito l’accessibilità delle farmacie, l’83% il rispetto delle distanze di cortesia, il 62% le comunicazioni sugli orari di apertura e sui turni), ma vediamo piuttosto di soffermarci sugli aspetti che il cittadino vorrebbe veder migliorati, in modo da offrire al titolare obiettivi da perseguire.

Le carenze evidenziate riguardano soprattutto l’insufficiente informazione. Il 70% degli intervistati, per esempio, non sa che sui siti online autorizzati alla vendita dei farmaci senza ricetta è obbligatorio esporre il logo identificativo fornito dal Ministero e il 52% ignora a chi dovrebbe segnalare eventuali eventi avversi dei farmaci.

Meno della metà degli interpellati è poi al corrente dei vari servizi offerti in farmacia: conosciuti sono il controllo della pressione arteriosa (97%) e i test di glicemia, colesterolo e trigliceridi (61%), ma i test per la misurazione di componenti delle urine, sangue e via dicendo sono noti soltanto al 32%, pur se ritenuti utili dal 95%. Anche i test di ovulazione, gravidanza e menopausa risultano conosciuti dal 26% degli italiani, sebbene poi li ritengano utili il 90%.

Per non parlare dei test colon-retto, auto-spirometria, saturazione percentuale dell’ossigeno o, ancora, degli accertamenti diagnostici in area cardiologica, che non sono conosciuti dall’87% degli intervistati, che, però, si dichiarano favorevoli alla loro attivazione al 97%.

Molto si può e si deve fare anche in merito alla prevenzione, che rimane uno dei compiti primari del farmacista in farmacia. Il 41% dei partecipanti all’indagine, infatti, non è informato sui programmi di screening promossi in farmacia, benché ne riconosca l’importanza per il 96%, e soltanto il 31% sia a conoscenza delle iniziative per il corretto uso dei farmaci e per l’aderenza terapeutica.

La carenza di corrette informazioni risulta, così, un punto negativo per la farmacia (e stiamo parlando di Milano e Lombardia, zone ritenute all’avanguardia), ma rappresenta nel contempo una grande opportunità.

Perché non si deve dimenticare che l’84% dei cittadini intervistati auspica un ampliamento dei servizi offerti dalle farmacie, soprattutto per il ritiro referti, il pagamento del ticket e la scelta e revoca del medico di famiglia.

Altro dato della ricerca di Cittadinanzattiva da non dimenticare è che il 99% degli intervistati vorrebbe rimanesse attivo anche in futuro il codice Nre dell’invio a distanza delle ricette, mentre il 91% riconosce l’importanza del ruolo della farmacia durante il Coronavirus.

E così la classifica dei più graditi servizi ricevuti (vedasi tabella nella pagina a fianco), offre l’opportunità per capire cosa vuole il paziente-cliente della farmacia e che cosa varrà la pena di cercare ora di garantirgli.

«Dai risultati emersi» precisa Liberata Dell’Arciprete, vicesegretaria regionale di Cittadinanzattiva «si evidenzia la necessità di intervenire su tre ambiti: sicurezza dell’acquisto e del consumo del farmaco; diffusione della conoscenza dei programmi di screening e tutta la partita, tra l’altro molto attuale, relativa all’utilizzo del digitale».

«L’indagine realizzata» conclude Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia «evidenzia che la farmacia è veramente il primo presidio del sistema sanitario regionale. Presto potremo fornire alcuni dei servizi richiesti, come le vaccinazioni, così come ci impegniamo a migliorare la comunicazione ai cittadini sulle prestazioni che quotidianamente offriamo».

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 7/2021 ©riproduzione riservata)

2021-09-08T14:33:27+02:00