• Myriam Mazza Ricomincio da me

La bellezza come autocura

Sentirsi belle e a posto è quasi una terapia. Come dire che bellezza, benessere e salute vanno di pari passo.
Lo testimoniano le iniziative promosse da Myriam Mazza, farmacista e cosmetologa di Torre del Greco, “Farmacista dell’anno 2019”. Ecco che cosa propone ora per alleviare le sofferenze psicofisiche delle pazienti

Parli, fai domande, ascolti le risposte. Ma durante il colloquio non smetti mai di guardare i suoi occhi celestissimi, quasi fossero lo specchio dell’anima, che rende credibili le sue parole. Ma Myriam Mazza merita l’intervista di copertina non certo per i suoi occhi magnetici, ma per quanto ha realizzato e sta realizzando, iniziative che le hanno permesso di conquistare, già nel 2019, l’ambito trofeo di “Farmacista dell’anno”.

Il suo progetto “Ricomincio da me” si è rivelato prezioso nel fornire supporto dermocosmetico e psicofisico alle pazienti oncologiche, al punto da essere replicato, partendo da Napoli, in altre 8 città (Messina, Catania, Siracusa, Salerno, Firenze, Brescia, Mestre, Torino). Ora ha deciso di partire con un’altra preziosa attività, spin-off della prima, con l’obiettivo di rendere la bellezza un bene accessibile a tutte le donne, indipendentemente da razza, stato sociale, cittadinanza, religione.

La bellezza salverà il mondo, scriveva Fedor Dostoevskij: di sicuro porta un po’ di serenità a tante persone che soffrono, e che Myriam Mazza cerca di rincuorare. Ma sentiamo un po’ come risponde alle nostre domande.

Partiamo dall’inizio. Lei lancia il progetto “Ricomincio da Me”, che poi si estende in tutt’Italia e per il quale viene premiata a Cosmofarma come “Farmacista dell’anno 2019”. Quali le motivazioni che sostengono questa iniziativa?
“Ricomincio da Me” è un laboratorio di cosmetica ed estetica sociale e oncologica che nasce con una motivazione ben precisa: offrire benessere a 360°, rendendo la bellezza un bene accessibile a tutti, soprattutto a chi è in difficoltà e sta affrontando le conseguenze di una terapia oncologica. Da sempre credo, infatti, che la bellezza intesa come cura di sé sia uno strumento di fondamentale importanza per sentirsi a proprio agio con se stessi e nel contesto sociale e culturale in cui si vive.

Con “Ricomincio da Me” offro alle pazienti la possibilità di vivere la cura e la dedizione verso il proprio corpo come un’opportunità per resistere alle difficoltà, stabilendo una preziosa relazione tra benessere, bellezza e salute, dove ciascuna è a supporto dell’altra. Nel corso dei nostri laboratori offriamo alle pazienti tutti gli strumenti necessari per “ricentrarsi” verso il benessere psicofisico, che passa anche dai piccoli gesti quotidiani in grado di farci sentire meglio.

Come ha affrontato “Ricomincio da Me” l’emergenza Coronavirus? E quali le sue potenzialità?
Quando la pandemia è entrata nel vivo, il primo pensiero è andato alle pazienti, divenute con il tempo amiche, che seguivo in giro per l’Italia attraverso diverse associazioni. Bisognava trovare, e in fretta, il modo per supportarle, a dispetto di quanto stesse accadendo. Non potevo arrendermi proprio quando i nostri laboratori erano diventati per loro una luce in fondo al tunnel.

Così, insieme con il mio staff, abbiamo deciso di sfruttare le enormi potenzialità offerte dal digitale e da lì sono partite le prime dirette Facebook, i gruppi WhatsApp e le live su Zoom, strumenti grazie ai quali abbiamo avuto modo di portare avanti i laboratori, seppur a distanza e con nuove modalità di approccio. Per ovvie ragioni non è stato possibile proseguire con l’estetica, ma le lezioni di autocura non si sono mai fermate, anzi hanno trovato una nuova linfa proprio grazie a queste diverse modalità di svolgimento.

Quindi, possiamo dire che il Covid-19 vi ha spinto verso un migliore e più ampio utilizzo delle tecnologie digitali?
Senza dubbio. In questi ultimi due anni, proprio grazie al digitale sono riuscita a seguire circa 30 nuove pazienti, di cui 24 prese in carico sin dall’inizio della diagnosi, con contenimento e risoluzione della problematica, permettendo loro di seguire il follow up e di vivere anche serenamente. Ci tengo a precisare che non è mai stata nostra intenzione sostituirci ai medici, abbiamo solamente offerto una vera e propria “terapia digitale”.

Come dico sempre, Ricomincio da Me nasce dalle idee di una farmacista ed è proprio questa la sua forza, perché non mi sono mai limitata a un consiglio o a creare un semplice protocollo di lavoro. Ho sempre fatto di tutto per curare la relazione con la persona, per favorire un suo empowerment, in certi casi assopito a causa di momenti davvero difficili da superare. Ebbene, che sia al banco di una farmacia, o altrove, non ho forse fatto la farmacista mettendo sempre la persona al centro e curando la relazione umana? Perché la relazione umana è alla base della vita stessa.

Ora, in pieno Covid-19, lancia una nuova iniziativa, spin-off di “Ricomincio da Me”. Perché questa evoluzione e quale il concept del nuovo progetto?
Il motivo ispiratore è sempre lo stesso, ovvero rendere la bellezza un bene accessibile a tutti, ma ora il purpose si amplia in quanto il target di riferimento diventano le donne che sono in qualche modo escluse dal benessere economico, sociale e culturale.

”Mi sento bene” è partito a inizio 2020, con un laboratorio cittadino nella zona orientale di Napoli, nel quartiere di Ponticelli, in sinergia con la cooperativa sociale Se.Po.Fà (Seminare Politiche del Fare), l’associazione Maestri di Strada e l’ospitalità del Centro Polifunzionale Ciro Colonna, con l’intento di combattere la disuguaglianza sociale partendo proprio dalla possibilità di accedere alla bellezza.

Ci siamo rivolti alle mamme di comunità, perché è in famiglia che si impara la cura, l’amore e la dedizione verso il prossimo e anche verso se stessi. Certamente nei prossimi mesi continueremo su questa lunghezza d’onda, proponendo nuovi progetti a sostegno, sia della genitorialità, sia per quanto riguarda l’etnocosmesi.

L’etnocosmesi è proprio una delle frontiere più interessanti della cosmetica, peraltro un argomento di assoluta novità nell’era della globalizzazione e della società multietnica.
Certo, la convivenza di diverse culture, religioni, razze e nazionalità sta ponendo al mercato richieste sempre più specifiche, per soddisfare le esigenze di un target di clienti molto eterogeneo. Si tratta di una sfida nuova, che richiede innovazione e ricerca, ma pur sempre pone il paziente “al centro”, in una nuova visione di cosmetica umanistica.

Tra i nostri focus, infatti, c’è anche l’intento di favorire l’empowerment femminile e l’inclusione di ragazze e donne straniere, a dispetto dei limiti creati negli ultimi mesi dalla pandemia. Certamente ripartiremo da qui, con una nuova consapevolezza e con l’obiettivo sempre più consolidato di favorire la bellezza come bene comune.

Che cosa si aspetta ora da questa nuova fase del progetto? Quali obiettivi si è posta?
L’obiettivo nei prossimi mesi è creare nuove partnership su tutto il territorio nazionale, collaborando con associazioni che si occupano di discriminazione di genere, di supporto alle donne vittime di violenza e di sostegno alla maternità, con l’intento di ampliare ulteriormente gli ambiti di inclusività.

Una testimonianza che siamo sulla buona strada è venuta da una recente collaborazione con la Cooperativa “Orsa Maggiore” del Rione Traiano di Napoli, a cui ci siamo affiancati con un progetto a sostegno della donna e del suo ruolo di madre, evidenziando l’importanza del prendersi cura di sé e le ricadute positive che ne derivano anche per il contesto familiare. Il valore aggiunto di “Mi sento bene” è dato proprio dal fatto che si tratta di un format riproducibile in qualsiasi realtà italiana, con l’obiettivo di essere sempre più inclusivo.

Ci parli un po’ della piattaforma digitale di telecura, uno spazio virtuale con cui le pazienti ottengono videoconsulti personalizzati
Come dico sempre, l’evoluzione è un atto naturale, non evolversi significa rinunciare al cambiamento. In questi anni mi sono resa conto di quanto ci siano tante necessità che possano essere capite e ascoltate attraverso la pelle. La piattaforma digitale messa in atto a tale scopo è una piattaforma di telecura, all’insegna del volontariato puro, perché offriamo gratuitamente a chi ne ha bisogno le nostre competenze. Chiunque, sia in Italia, sia all’estero, può raggiungerci, grazie al fatto che il sito può essere tradotto in tre lingue.

L’aspetto più interessante è che qui non parliamo di un semplice “click and connect”, ma di un’occasione preziosa in cui doniamo attenzione e ascolto. Mi viene quasi da dire che abbiamo digitalizzato il welfare, trasmettendo, oltre alle competenze, anche i nostri valori all’insegna di una comunicazione diretta e trasparente.

Per lei la bellezza e la dermocosmesi sono preziosi strumenti di cura e accudimento, in grado di far bene alla stregua di un medicinale. Pensa sia possibile coinvolgere i suoi colleghi, oltre che con l’ottimo esempio?
Assolutamente sì, credo fortemente che il bene attiri il bene. Negli ultimi mesi mi sto proprio occupando della messa a punto di partnership e collaborazioni con altri colleghi di buona volontà. Con alcuni il contatto è avvenuto spontaneamente, mentre altri ho voluto coinvolgerli fortemente e personalmente, perché so che condividiamo gli stessi valori e sono certa che ne deriveranno dei progetti interessanti.

Certo, la pandemia ha inevitabilmente rallentato il tutto, ma non ci ha fiaccato: stiamo, infatti, facendo tutto il possibile per ripartire a breve.

Come riesce a conciliare queste iniziative con l’attività dietro il banco della farmacia? Dove trova il tempo?
Questa è una domanda che mi viene fatta spesso. Indubbiamente non è semplice, anzi è molto faticoso. L’impegno sociale è diventato sempre più una priorità e spesso ha finito per surclassare il mio lavoro, ma mese dopo mese ho trovato un nuovo equilibrio, fondendoli insieme.

Se mi volto indietro, vedo che ogni scelta coraggiosa e non scontata fatta in questi anni ha suscitato non poche critiche e richiesto certamente molti sacrifici. Ma devo al contempo considerare che ha dato valore alla mia vita e ha fatto in modo che io fossi sempre connessa con i miei valori.

È difficilissimo conciliare tutto, ma credo fortemente in quello che faccio e penso che sia questo il segreto per non perdere mai né voglia, né coraggio, né determinazione.

Non ho mai smesso di credere in un mondo migliore, dove ognuno di noi, per quello che può, deve fare la sua parte.

(Intervista di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 8/2021 ©riproduzione riservata)

2021-10-11T09:45:53+02:00