La contraddizione digitale

Roberto Valente

Inutile negarlo: viviamo in un mondo ricco di contraddizioni. Basta guardarsi intorno e ci accorgiamo che tutti gli ambiti in cui siamo immersi, l’ambiente di lavoro, la politica o altre dimensioni sociali sono costellati da comportamenti che, a volte, non riusciamo a spiegarci, proprio per le contraddizioni che contengono.

Senza volare troppo in alto con il rischio di addentrarci in questioni che non ci competono, proviamo per esempio ad analizzare l’ormai irrefrenabile avanzata del digitale: facciamo bonifici online, chattiamo attraverso i social network con amici o presunti tali, prenotiamo hotel e ristoranti, guardiamo recensioni, acquistiamo biglietti del treno, dell’aereo, del cinema oppure anche prodotti. E va tutto bene; anzi, ben venga.

Ma dunque qual è la contraddizione? Se per alcuni aspetti tutte queste comodità ci fanno piacere, sotto sotto, molti iniziano a rendersi conto che stiamo uccidendo uno dei valori fondamentali della nostra vita: il rapporto umano.

Rischiamo di ridurre la nostra esistenza a un elenco di attività fatte di fronte al pc, perdendo per strada le opportunità che il mondo ci offre. Come quando si fa sempre lo stesso tragitto per andare, per esempio, da casa al lavoro: la volta in cui si è obbligati a cambiare strada per qualche motivo, probabilmente si potrà scoprire qualcosa di nuovo.

Facciamo un passo avanti ed entriamo in farmacia. Uno dei temi più ricorrenti è che il digitale porta via clienti, perché questi preferiscono comprare online. Vero. È fuori discussione che una parte degli acquisti di farmacia si è spostata sulla rete. Ma chi vende sul web? Spesso sono le farmacie stesse. Quelle che hanno visto nel digitale non una minaccia, ma un’opportunità.

E per continuare con le contraddizioni, mentre alcune farmacie hanno sviluppato vendite online o, molto più semplicemente, hanno sfruttato questo mezzo per avere un modo in più per comunicare, da una recente ricerca di Doxapharma emerge che il 50% delle farmacie italiane non ha nemmeno un sito internet!

Abbiamo dunque due tipi di contraddizione: sul piano delle opportunità offerte e non colte; e sul piano dell’eccessiva abdicazione al mezzo perdendo di vista gli aspetti relazionali.

Cosa dobbiamo fare dunque? Come sempre, credo, usare il buon senso. Certamente non possiamo fermare l’inarrestabile progredire del mondo, né lo vogliamo. Il digitale dovrebbe essere interpretato innanzitutto come uno strumento per aumentare e migliorare la nostra comunicazione, il resto viene dopo.

La sfida è coglierne i benefici senza credere (qualora ne fossimo indotti) che le relazioni interpersonali possano essere bypassate con gli strumenti digitali: questi saranno un aiuto, sì, ma non delle alternative.

Il calore che trasmettiamo empaticamente alla persona con la quale parliamo, lo scambio di sguardi e la stretta di mano non hanno alcuna possibilità di essere sostituiti da un’emoticon. Sappiamo molto bene quanto la tentazione di acquistare un prodotto da farmacia direttamente sul web sia forte, specialmente quando il prezzo è più basso.

Ma sarà il valore aggiunto della spiegazione e del consulto a far propendere per l’acquisto in farmacia. Il cambiamento di protocollo, l’analisi dell’evoluzione dovuta a un trattamento, il servizio aggiuntivo, l’ascolto. Sono tutti valori che talvolta diamo per scontati, ma che in realtà, nonostante o a causa (e qui vediamo la contraddizione) del digitale dilagante, fanno la differenza.

E allora evviva il progresso, evviva il cambiamento, ma soprattutto evviva chi riesce a coglierne le opportunità senza farsi fagocitare, chi sfrutta il digitale senza dimenticare l’aspetto umano. Sostiene il noto psicoanalista Massimo Recalcati (ospite dell’ultima edizione di Cosmofarma): “sopravviveranno solo le organizzazioni che metteranno le relazioni al centro”. 

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 8/2021 ©riproduzione riservata)

2021-10-08T10:27:47+02:00