Automedicazione e pandemia

Nel periodo di pandemia l’attenzione degli italiani era rivolta all’andamento del virus, al numero di contagiati, ai ricoveri ospedalieri, alle vaccinazioni, ai green pass, e così ogni giorno seguivamo il trend dei dati e i commenti dei virologi. L’attenzione è stata polarizzata dal Covid-19, ma poi più o meno tutti hanno dovuto affrontare gli usuali fastidi di salute, quelli che condizionano la vita attiva di ogni giorno.

Il Censis, in collaborazione con Assosalute, indaga su quest’aspetto di automedicazione e pandemia, elaborando un quadro delle opinioni, dei comportamenti e delle aspettative degli italiani verso i piccoli disturbi che si sono manifestati nell’ultimo anno, quelli che, peraltro, maggiormente coinvolgono il consiglio del farmacista.

I piccoli disturbi
Nel corso dell’anno 46 milioni di italiani maggiorenni hanno sofferto di almeno un disturbo che ha limitato la loro attività. Sei persone su dieci, per esempio, hanno avuto mal di schiena e dolori muscolari, registrando dal 2017 al 2021 un incremento del 20,1%.

Lo sviluppo maggiore si è avuto con il mal di testa (+23%), di cui si sono lamentati circa la metà degli intervistati, mentre poco più di un terzo ha sofferto di problemi di stomaco, gastriti e problemi digestivi. Sono invece diminuiti, grazie alla mascherina, i disturbi respiratori, raffreddore, tosse e mal di gola, che comunque non vanno sottovalutati nel prossimo inverno, perché colpiscono un quarto degli intervistati.

Sono cresciuti anche i mal di denti e le allergie, seppur in misura minore rispetto alle principali patologie. Inoltre, circa tre quarti degli intervistati ha sofferto di almeno due disturbi e circa la metà (52,6%) di almeno tre. E il Censis precisa che “durante l’emergenza la proliferazione dei piccoli disturbi ha amplificato paure e difficoltà legate al virus”. Ma vediamo la classifica di queste problematiche.

La maggior parte delle persone si è curata utilizzando farmaci senza obbligo di prescrizione già adottati in passato per lo stesso problema oppure rivolgendosi al medico di medicina generale anche attraverso mezzi digitali; una piccola parte è ricorsa ai rimedi naturali o al riposo e il 16,3 % si è rivolta al farmacista.

Ne consegue che il 76% degli italiani maggiorenni (cioè 41 milioni di persone) è ricorso ai farmaci dell’automedicazione responsabile come soluzione terapeutica efficace per poter svolgere le attività quotidiane. Grazie a loro i lavoratori (82,3%), i giovani (77,8%) e i laureati (72,8%) hanno contenuto le ore di assenza per malattia, con riduzione dei costi sanitari, economici e sociali e senza intasare le strutture del Sistema sanitario.

Gli europei apprezzano medici e farmacisti
Gli europei per affrontare i problemi di salute si affidano prima di tutto ai medici e ai farmacisti. “Stada Health Report 2021” (ricerca realizzata tra marzo e aprile 2021 da Kandar Health su 30.013 persone dai 18 ai 99 anni) evidenzia come, nei 15 Stati europei in cui si è svolta l’indagine, circa tre quarti degli intervistati si fidano dei medici e sei persone su dieci hanno piena fiducia nei farmacisti. Nell’immaginario collettivo degli europei, inoltre, i farmacisti godono della stessa fiducia riposta negli scienziati (60%), ben più dei decantati politici e degli influencer. E tra i giornali, i media specializzati superano di molto la stampa generica e le stesse aziende farmaceutiche. Comunque sia, l’importanza del medico e del farmacista nell’ecosistema sanità risulta, dunque, un fattore notevole, non soltanto in Italia, ma in tutta Europa.

Il sistema sanitario italiano
Ritorniamo all’indagine Censis-Assosalute per vedere che cosa si aspettano gli italiani dalla sanità. Ecco alcune interessanti percentuali:
• l’89,3% si aspetta strutture sanitarie di prossimità riconoscibili e di facile accesso per le cure primarie con medici, specialisti e infermieri
• l’83,6% ritiene indispensabile moltiplicare le informazioni corrette sulla salute e, più in generale, l’educazione sanitaria, per responsabilizzare i cittadini contro i piccoli disturbi e favorire il ricorso ai farmaci di automedicazione
• il 73% chiede un maggior utilizzo del digitale e della telemedicina
• un’ampia maggioranza (83%) spera in un “potenziamento delle farmacie come centri di servizi”. Per i piccoli disturbi il farmacista, in collaborazione con il medico, dovrebbe diventare il primo referente cui rivolgersi.


Dice Francesco Maietta del Censis: «I dati certificano come l’automedicazione faccia parte dell’evoluzione culturale e sanitaria degli italiani e quanto giochi un ruolo strategico, perché, se praticata in modo responsabile, permette di liberare risorse che possono essere investite per la cura di altre patologie e per sostenere l’innovazione. I dati dimostrano come cittadini consapevoli possono curarsi in modo efficace e riprendere prima le loro attività».

Il sistema sanitario europeo
Per il 71% degli europei i loro sistemi sanitari hanno funzionato bene durante il periodo della pandemia, ma con un’ampia differenza tra i 15 Stati oggetto della ricerca Stada.
Il Ssn italiano è risultato in media con l’insieme dei Paesi esaminati (69%), ma è “ultimo tra i primi e primo tra gli ultimi”. In Uk e Svizzera la quasi totalità degli intervistati (91%) si è dichiarata soddisfatta e intorno a questa percentuale risultano anche il Belgio e l’Austria. Francesi, tedeschi e spagnoli sono più contenti di noi, mentre soltanto nei Paesi dell’Est -Serbia, Russia, Polonia e Ucraina- la situazione risulta peggiore della nostra.
Interessante, infine, analizzare come gli italiani vorrebbero fossero utilizzate le grandi risorse in arrivo con il Piano nazionale di resistenza e resilienza (Pnrr). Dalla ricerca Censis emergono questi dati:
• il 77,9% è convinto che la spesa pubblica in sanità sia un investimento atteso da anni
• i soldi del Pnrr vanno spesi potenziando la capacità ricettiva degli ospedali, dal pronto soccorso alle terapie intensive e ai reparti di ricovero (55,1%), aggiungendo più personale sanitario (medici, infermieri, tecnici di laboratorio e ausiliari, 53,9%)
• potenziando la ricerca scientifica (51,7%) per farmaci innovativi e nuove terapie
• investendo sulla sanità territoriale e realizzando strutture coordinate da Mmg, farmacisti, specialisti, infermieri di comunità (51,0%)
• investendo in macchinari moderni e in tecnologie avanzate da utilizzare in diagnosi e cure (Tac, risonanze magnetiche e simili, 50,6%).

Tendenze e proposte
In conclusione, questi i dati emersi dalle ricerche citate: il sistema sanitario in Italia non è tra i primi d’Europa per gradimento della sua popolazione; la pandemia ha fatto emergere vecchie lacune, in parte attenuate dalla buona volontà degli addetti; l’automedicazione responsabile consente d’affrontare i problemi di salute giornalieri e, in particolare, i piccoli disturbi; vi sono attese della popolazione ancora tutte da sviluppare.
Ma, in ultima analisi, la farmacia con i suoi prodotti, i suoi servizi, il modo di essere e di agire del suo personale, si propone come uno degli elementi basilari del sistema sanitario territoriale, capace di dare delle risposte concrete alle attese di salute degli Italiani. 

(di Barnaba Grigs, Farma Mese n. 9/2021 ©riproduzione riservata)

2021-11-18T12:11:56+01:00