Cosa mettereste sotto l’albero?

Abbiamo chiesto ai vertici della categoria -Andrea Mandelli, Marco Cossolo, Eugenio Leopardi e Carolina Carosio- di fare un sintetico bilancio consuntivo del 2021 rispettando la tradizione che vuole, a chiusura dell’anno, proporre un’analisi dei progressi compiuti dalla categoria e delle difficoltà incontrate e magari, nel contempo, proporre alcuni obiettivi che speriamo un po’ tutti di poter perseguire nell’anno che è alle porte.

Consuntivi e preventivi che però ci sembra giusto -alla fine di un 2021 così particolare, con una pandemia pur sempre imperante, e un 2022 che si apre con molte incertezze, seppur con altrettante speranze- lasciare ad altri, cioè a chi ha avuto, rappresentando la categoria nelle sue varie sfaccettature, la possibilità di vivere da vicino tutte le problematiche politiche e sindacali e può, pertanto, meglio di noi rappresentarle.

Abbiamo, quindi, rivolto due domande ai vertici di chi rappresenta farmacisti e farmacie e cioè: Andrea Mandelli, presidente della Fofi, Marco Cossolo, presidente di Federfarma, Eugenio Leopardi, presidente di Utifar e Carolina Carosio, presidente di Fenagifar. Due sole domande, che però permettono di cogliere il cammino compiuto in quest’ultimo anno e di disegnare i desiderata e le aspettative di quanto si spera poter raggiungere nel 2022.

Certo, non è facile sintetizzare un anno straordinario come quello che il Covid ci ha costretto a vivere e che ha dato alla categoria tante amarezze e tante soddisfazioni. Pensiamo alle problematiche causate dalle mascherine e dai dispositivi di protezione individuale, ai disagi affrontati nel reperire alcuni prodotti, alla caotica stampa delle ricette dematerializzate, alla consegna domiciliare, agli orari stravolti, alle difficoltà per far fronte ai bisogni della gente, che nella farmacia trovava spesso l’unico presidio sanitario sempre aperto. Ma pensiamo anche ai tamponi e ai vaccini, che hanno qualificato il ruolo sanitario della professione e aperto la “Farmacia dei servizi” a nuovi traguardi e, soprattutto, dopo anni di schiaffi in faccia, pensiamo ai riconoscimenti che Governo e partiti tutti hanno riservato alla farmacia e al farmacista. Ecco, quindi, il bilancio dei vertici della categoria.

“Come giudica l’impegno garantito dai farmacisti durante questa lunga e terribile pandemia e come ritiene ne esca l’immagine della farmacia?”

Andrea Mandelli – C’è un solo giudizio possibile: dovunque, nell’ospedale e nel territorio, nelle strutture delle Asl come nell’industria, i farmacisti hanno fatto tutto quanto era richiesto per rispondere ai bisogni dei cittadini e del Servizio sanitario nazionale, ma in realtà hanno fatto anche di più, dando prova di inventiva e capacità di adattamento, superando anche le aspettative di chi si era rivolto alla professione per affrontare le criticità di questo secondo anno di pandemia, a cominciare dalla questione dei tamponi. Non sono soltanto parole mie: è quanto hanno detto alla cerimonia inaugurale del nostro Congresso nazionale sia il ministro della Salute, Roberto Speranza, sia il Commissario straordinario Francesco Figliuolo, sia il presidente dell’Iss, professor Silvio Brusaferro. Come ha sintetizzato il ministro Speranza, “in questa emergenza i farmacisti ci sono stati sempre”. E qui vengo alla seconda parte della domanda: il cambiamento più forte nell’immagine del farmacista e della farmacia di comunità è soprattutto agli occhi della politica, che ha realizzato quanto i cittadini ci riconoscono da sempre e cioè che siamo una realtà, una rete sulla quale si può sempre contare, sulla quale si può e si deve investire sicuri di avere un ritorno adeguato, in termini di efficienza e di efficacia. Per la nostra professione è un momento molto importante, una situazione che non si era mai presentata prima in questi termini.

Marco Cossolo – L’impegno dei Colleghi durante la pandemia sono i fatti a dimostrarlo. Il ruolo centrale svolto dalle farmacie è stato ampiamente riconosciuto non solo dai cittadini, come testimonia l’ultima edizione del Rapporto annuale sulla Farmacia realizzato da Cittadinanzattiva, ma è stato valorizzato anche dalle Istituzioni e dalla politica. La farmacia e il farmacista non possono che uscire rafforzati dall’esperienza della pandemia, in quanto hanno saputo fornire risposte rapide ed efficaci ai nuovi bisogni di salute della popolazione e alle esigenze imposte dallo stato di emergenza sanitaria. In quest’ultimo periodo la farmacia è cambiata molto e velocemente, superando anche alcune criticità. Il costante impegno nella gestione del cambiamento ha portato i suoi frutti, pensiamo per esempio alla remunerazione aggiuntiva, che rappresenta un importante passaggio verso la ridefinizione del modello di una nuova remunerazione che valorizza l’atto professionale. Questa è un’ulteriore prova che le Istituzioni hanno compreso l’importanza di investire nel nuovo modello di farmacia dei servizi per offrire ai cittadini un’assistenza sanitaria di prossimità.

Eugenio Leopardi – Fin dai primi terribili momenti della pandemia, la farmacia ha saputo essere vicina ai cittadini e non si è mai tirata indietro rispetto alla propria funzione di supporto alla cittadinanza nel territorio. Su questo punto, tuttavia, occorre dare il merito non soltanto alla farmacia come istituzione, ma prima ancora ai singoli farmacisti che, come professionisti, hanno saputo mettere le esigenze del cittadino davanti alle legittime paure e angosce personali. Sono i singoli farmacisti che si sono esposti in prima persona, facendosi sempre trovare al loro posto. E qui, non posso non pensare ai molti colleghi che, proprio per svolgere il proprio lavoro, si sono ammalati e non ce l’hanno fatta. A loro va il mio primo pensiero, in particolare in occasione del Santo Natale.
Quanto alla immagine della farmacia, non c’è dubbio che l’impegno dei farmacisti sia stato premiato da una sempre maggiore considerazione da parte dei cittadini. Inoltre, la perseveranza con la quale le nostre rappresentanze di categoria hanno dialogato con le istituzioni è stata premiata da sempre maggiori funzioni riconosciute alla farmacia all’interno dell’offerta territoriale del Ssn. Il fatto che le farmacie, ora, sono abilitate alla vaccinazione è solo il più lampante esempio di questa nuova veste della farmacia, sempre più improntata ai servizi e sempre più parte integrante di una sanità territoriale che, nel dopo pandemia, credo subirà altre importanti trasformazioni.

Carolina Carosio – L’impegno restituito dalla professione è sotto gli occhi di tutti, sia da un punto di vista di abnegazione e grande coraggio mostrati in fase pandemica, sia da un punto di vista strettamente legato al raggiungimento delle nuove competenze, prontamente acquisite attraverso specifica formazione. La pandemia ha accelerato il processo di sviluppo della farmacia, che ha saputo reagire all’emergenza sanitaria offrendo i servizi necessari a soddisfare le nuove esigenze di salute dei cittadini, dimostrando così l’insostituibile valenza di prossimità sul territorio.
La capacità di reazione e di adattamento, mostrata dai colleghi in tutti gli ambiti d’impiego -penso a chi si è distinto negli ospedali, nelle farmacie di comunità, nella ricerca, nell’industria- è indicativa di quanto la forza del cambiamento rappresenti la chiave di accesso al futuro. I giovani guardano in questa direzione, ben consci delle nuove direttive da seguire, ma soprattutto desiderosi di ampliare un bagaglio professionale, umano e di evoluzione che necessariamente deve essere terreno fertile per le nuove competenze acquisite.

“Che cosa vorrebbe che Babbo Natale portasse quest’anno in dono a tutti i farmacisti italiani?”

Andrea Mandelli – Quello che vorrei portasse a tutta l’umanità: l’uscita da questa emergenza sanitaria, che se è vero che ha rischiato di travolgere anche i Paesi più strutturati dal punto di vista dell’assistenza e della tutela della salute, ha anche contribuito a rimettere ordine nella gerarchia dei valori, riportando al primo posto la tutela della salute, la protezione della collettività e la solidarietà. E da qui discendono anche decisioni strategiche per migliorare il paese: la fine della stagione dei tagli lineari al sistema sociosanitario, la costruzione di un’assistenza territoriale forte e le altre di cui abbiamo discusso in questi mesi. Non dobbiamo venir meno a questa linea, perché come ha detto Papa Francesco: “Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”, di trascurane gli insegnamenti che abbiamo pagato a caro prezzo. Ecco, credo che non ci possa essere per tutti noi un regalo più bello: trasformare le sofferenze di questo periodo in un’occasione di miglioramento. A tutti i colleghi auguro che la consapevolezza di aver fatto sempre e ovunque il proprio dovere contribuisca a rendere più serene le prossime festività.

Marco Cossolo – Vorrei che i risultati finora raggiunti divenissero strutturali. La Legge di Bilancio costituisce un appuntamento importante per rendere sistematiche le vaccinazioni influenzali e, ci auguriamo, anche altre. Vanno poi messe a regime le vaccinazioni anti-Covid per l’anno venturo e auspichiamo che nel 2022 siano resi strutturali la nuova remunerazione e l’inserimento della farmacia nel processo di territorializzazione della sanità. C’è poi la sfida della digitalizzazione sanitaria, nella quale la farmacia, già molto informatizzata, ha buone carte da giocare. Continueremo a lavorare per cercare di cogliere tutte queste opportunità insieme alle farmacie, perché solo così potremo raggiungere altri ambiziosi traguardi.

Eugenio Leopardi – Se dovessi pensare a un regalo per i farmacisti, non esiterei a chiedere unità all’interno della categoria. Intendo dire che, in un momento di grandi cambiamenti per la nostra professione, lavorare all’unisono verso un nuovo modello di farmacia diventa determinante per poter raggiungere determinati obiettivi. È chiaro che ciascuno ha le proprie idee e che ha tutto il diritto di rivendicarle e difenderle, ma quando vedo che, proprio in un momento nel quale si sta riconoscendo un ruolo concreto e operativo al modello della farmacia dei servizi, molti colleghi lo contestano per la scarsa redditività che magari riscontrano nell’immediato, o che a esso contrappongono un modello di farmacia sempre più commerciale e orientato alle offerte e agli sconti, mi chiedo se questa diversità di visione possa arrecare un danno all’intera filiera.
Se poi Babbo Natale potesse portarci un altro dono, chiederei formazione e competenze professionali sempre maggiori. Utifar è, infatti, da sempre convinta che il riconoscimento della farmacia, e la soddisfazione dei nostri clienti, siano entrambe prerogative che necessitano di un farmacista competente e aggiornato. Il tempo speso in aggiornamento professionale è, a mio avviso, il migliore investimento che un farmacista possa fare per il proprio presente e per il futuro della nostra professione.

Carolina Carosio – “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni” suggeriva Eleanor Roosevelt, del resto i sogni hanno una previsione che va oltre la percezione immediata; personalmente non ritengo che l’essere sognatori fine a sé stessi possa rappresentare un valore aggiunto, ma sono certa che l’avere un’aspettativa apra le porte alla speranza e alla costanza, due facce della stessa medaglia.
L’augurio che rivolgo a tutti i farmacisti è di avere fiducia nel cambiamento in essere, unitamente alla possibilità di cavalcare gli scenari futuri senza subirli, un augurio semplice e diretto, ma al contempo fondamentale, perché racchiude le aspettative, i timori e le occasioni perse in passato. Viviamo in una fase storica caratterizzata da svolte epocali per la professione, è necessario accoglierle con prospettiva e orizzonti ben precisi. Ai giovani non mancano la concretezza, la passione e l’entusiasmo di essere la voce del cambiamento, ma a questo va unita la responsabilità delle proprie scelte, in quanto l’arrivo di oggi è la partenza del domani.

(Intervista di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 10/2021 ©riproduzione riservata)

2021-12-16T12:04:02+01:00