Come affrontare il passaggio generazionale

Il passaggio generazionale, tipico di tutte le aziende familiari, è un passo desiderato, ma spesso anche temuto e sempre affrontato con trepidazione. Desiderato perché consente al titolare della farmacia di consegnare l’azienda ai propri figli o eredi, mantenendo così in famiglia il frutto di lunghi anni di duro lavoro. Temuto perché comporta non poche problematiche, sia di carattere familiare, sia legali e fiscali, che vanno affrontate con calma, serenità e competenza.

Non è un impegno improvviso, ma un processo che va preparato con ponderazione, che spesso richiede anni di preparazione, sia per educare il successore al passaggio del testimone, sia per individuare, tra le varie soluzioni che la legge consente, la più adeguata al caso specifico.

Vediamo, quindi, quali sono i passi da compiere per evitare che il cambio del timoniere alla guida della farmacia possa creare turbative sia in famiglia, sia in azienda.

Prepararsi per tempo
Partiamo da un principio: il passaggio generazionale non è né semplice, né facile, ma è un processo necessario e ritardarlo può rivelarsi pericoloso. Certo, non è facile fare un passo indietro per chi ha dedicato tempo e fatiche alla guida di un’azienda vissuta come la propria creatura, tant’è vero che un quarto delle aziende a conduzione familiare risulta guidata da un proprietario over70. Ma la crisi economica e l’emergenza pandemica hanno impresso alla farmacia un’accelerazione, che impone di affrontare le nuove sfide con forze fresche e tecnicamente aggiornate. E se la vendita dell’azienda può essere considerata un evento anche improvviso, il passaggio generazionale va, invece, vissuto come un processo lungo e lento.

Molti, infatti, sono i passi da compiere e tutti in successione: innanzitutto la scelta dell’erede e la sua lenta maturazione in azienda per valutarne le capacità; poi il superamento degli obblighi legati a eventuali diritti legittimari; quindi l’analisi degli impegni fiscali e legali e, infine, la scelta del metodo più opportuno da adottare per il passaggio delle consegne. Sono tutti step che vanno attentamente programmati, per evitare di assumere decisioni errate, e che vanno anche condivisi, innanzitutto a livello familiare, ma poi anche a livello aziendale, per evitare turbative o conflitti interni.

Si tratta di passi successivi che non si possono standardizzare, perché ogni situazione è diversa dalle altre: ogni famiglia, infatti, presenta specifiche realtà, differenti posizioni patrimoniali ed eredi legittimi, come diversi sono i valori e le caratteristiche delle singole farmacie. Seppure con le necessarie distinzioni al loro interno, ci sono, però, alcuni aspetti comuni, che suggeriscono quali analisi fare e quali tappe percorrere man mano:

1) Distinguere l’impresa dalla famiglia
2) Valutare le competenze prima ancora dell’appartenenza
3) Definire le regole base e farle condividere
4) Valutare la situazione patrimoniale e i diritti dei legittimari
5) Tutelare il titolare che lascia l’impresa.

Seguire questi 5 passaggi in modo meditato e condiviso a livello familiare consente di evitare rancori e, soprattutto, di prendere decisioni errate, difficili poi da sanare. Saper fare un passo indietro, man mano e con giudizio, può, invece, permettere sia di rafforzare i legami affettivi, sia addirittura di dare impulso allo sviluppo aziendale. Vediamo, allora, come vanno affrontati questi successivi passi.

Distinguere l’impresa dalla famiglia
Non dev’essere l’albero genealogico a determinare la scelta di chi dovrà gestire la farmacia: una cosa sono gli affetti, un’altra le capacità necessarie per guidare un’azienda. Qui è in gioco il futuro dell’impresa e bisogna che a gestirla sia una persona capace. Inoltre, bisogna inserirla per tempo in azienda, sia per valutarne le caratteristiche e le capacità, sia per consentirle di maturare le necessarie competenze, sia infine per permetterle d’integrarsi con la squadra durante il periodo di affiancamento con il vecchio titolare. Nello stesso tempo bisogna evitare che l’abbandono di quest’ultimo venga vissuto come un trauma dirompente e pericoloso, renderlo invece occasione per innovare e migliorare la gestione aziendale, grazie all’apporto di giovani forze vigorose e maggiormente competitive.

Valutare le competenze
Scegliere il nuovo timoniere alla guida della farmacia richiede attenta indagine, da fare senza preconcetti. Ora è più facile rispetto al passato, anche perché, grazie a una gestione societaria della farmacia, non si è più obbligati a affidarla al solo figlio laureato in farmacia, ma si possono individuare le diverse predisposizioni e competenze. L’importante è non lasciarsi suggestionare da simpatie e fare preferenze: per il bene della farmacia va individuata la persona con le migliori qualità. È allora sicuramente d’aiuto il periodo di affiancamento generazionale, che permette sia di valutare le caratteristiche di chi sarà chiamato a succedere nella gestione, sia di trasferirgli competenze e valori. Tre sono gli aspetti da analizzare durante l’affiancamento: le competenze del successore, come si adattano alle necessità aziendali, come le valutano i nostri esperti consulenti.

Definire le regole e farle condividere
Per evitare conflitti familiari vanno subito individuate alcune regole da seguire nel cambiamento, da far condividere. Per esempio: quali i criteri di gestione della farmacia, lo stile di conduzione dell’azienda, gli aspetti societari, legali e fiscali, ponendoci come obiettivo sia la serenità familiare, sia la competitività dell’impresa. Bisogna considerare che, essendo la farmacia ritagliata sulle caratteristiche del suo titolare, un brusco cambio del timoniere potrebbe risultare traumatico. Ecco perché è opportuno un periodo di training, per consentire al successore di armonizzarsi con il personale e di conoscere i meccanismi aziendali. Durante questo periodo è consigliata la sua partecipazione a corsi di specializzazione post universitari, a convegni, congressi e incontri professionali, per consentigli di ben inserirsi nel mondo della farmacia e nelle problematiche professionali. Durante questo periodo, poi, il vecchio titolare deve evitare di manifestare il proprio stile e potere, così come il suo successore non deve imporre i suoi metodi o modificare gli equilibri interni esistenti.

Attenzione ai diritti dei legittimari
La legge stabilisce che una quota dei beni e diritti di un soggetto va necessariamente destinata agli eredi legittimari, cioè al coniuge e ai figli (legittimi, naturali, legittimati e adottivi). Questa quota è indisponibile, nel senso che dev’essere sempre rispettata, altrimenti i legittimari e i loro eredi potranno agire per ottenere l’azione di riduzione. È bene, quindi, accompagnare il passaggio generazionale della farmacia prevedendo insieme come soddisfare le quote dei legittimari. Non sempre, però, è a disposizione un patrimonio tale da soddisfare tutti, anche perché spesso la farmacia rappresenta il bene più rilevante. In questo caso può essere utile ricorrere a una suddivisione societaria dell’impresa, così come può in ogni caso essere utile frazionare il patrimonio tra i familiari, per ridurre gli oneri in caso di morte improvvisa di uno di loro. Rimane il fatto che non è facile dare certezza giuridica al passaggio generazionale, non soltanto perché mutano le situazioni familiari (pensiamo all’eventualità di eredi legittimari ignoti), ma anche perché cambia nel tempo il valore dei beni disponibili.

Tutelare il titolare che lascia
Non sempre il titolare che intende cedere il timone dell’azienda è riuscito a creare un tesoretto tale da garantirsi una vecchiaia dignitosa e serena, e allora è doveroso, per chi subentra, assicurare al cedente un sostegno per ogni evenienza futura. Una formula usuale è proporre al vecchio titolare un rapporto collaborativo remunerato, oppure gravare il trasferimento della titolarità con un onere modale, vale a dire una prestazione periodica prestabilita, da assegnare a lui o a persona da lui indicata nel contratto (per esempio, la moglie). Pensiamo alla rendita vitalizia, cioè un contratto che impegna il nuovo titolare a corrispondere periodicamente una rendita per la durata di vita del beneficiario, sia esso il vecchio titolare o altro da lui indicato. Peraltro tale onere viene tassato ai fini Irpef in capo al percipiente, ma è integralmente deducibile in capo al soggetto erogante.

Le cinque fasi del passaggio
Abbiamo visto quali sono le analisi da fare e le tappe da percorrere per un passaggio generazionale che sia meditato e ben ponderato. Vediamo ora nel dettaglio le cinque fasi con cui scadenzare questo graduale cammino, che dovrebbe avvenire senza strappi, ma snodandosi, proprio per evitare problemi sia a chi lascia l’impresa, sia a chi vi subentra.

• Prima fase: preparazione del subentrante – È la fase più lunga, che deve accompagnare il giovane nel periodo dell’accompagnamento e che mira a prepararlo agli impegni che la titolarità comporta. Un tempo, quando il subentrante poteva essere soltanto un laureato in farmacia, bisognava vigilare sul suo sviluppo culturale, affiancarlo negli studi, aiutarlo a sviluppare carattere e predisposizioni, verificare le sue preferenze professionali e aiutarlo nelle prime esperienze lavorative. Oggi, con l’entrata del capitale nella proprietà della farmacia, questi impegni possono essere diluiti, perché si può far rientrare la farmacia in una società e poi affidare la direzione a un farmacista idoneo non necessariamente socio.

• Seconda fase: ingresso nell’azienda familiare – Questa è la fase forse più delicata, perché cambiano i rapporti e la convivenza può far emergere differenze di carattere, di comportamenti e di abitudini. Il giovane cercherà di portare alcune innovazioni, dovrà poi amalgamarsi con il team e dimostrare le proprie competenze, mentre il vecchio titolare dovrà man mano cedere lo scettro e i collaboratori adattarsi all’arrivo del “predestinato”. Tutte novità che possono diventare traumatiche, in un ambiente concentrato com’è la farmacia. Non è facile, infatti, capire che stima e rispetto sono valori che vanno conquistati sul campo e con il tempo.

• Terza fase: definire i ruoli – Proprio per evitare contrasti è opportuno che il titolare definisca subito i diversi ruoli che man mano il sostituto andrà a ricoprire. La convivenza, infatti, va pianificata e una sana dialettica, fondata su chiarezza e trasparenza, sarà necessaria. Si consideri, poi, che viviamo tempi frenetici, con una pandemia che ha impresso un’improvvisa accelerazione alla digital disruption. Ovvio che un giovane, più disponibile all’innovazione tecnologica, voglia proporre nuovi servizi, che vanno, però, compresi e accettati sia dal vecchio titolare, sia dal team. Ci vuole buon senso per capire, da una parte che il vecchio modello di farmacia va rinverdito, e, dall’altra, che non tutto l’esistente va valutato in modo critico.

• Quarta fase: il passaggio del testimone – Il sostituto prescelto è stato individuato, istruito e ben collaudato e, quindi, è arrivata l’ora di fare un passo indietro e definire le modalità del passaggio della titolarità. Vecchio e nuovo titolare hanno, però, un ultimo impegno da affrontare prima di andare dal notaio, individuare, cioè, la modalità con cui concretizzare il passaggio, scegliendo tra le diverse opzioni possibili: patto di famiglia, società, trust. C’è anche la successione, ma qui si presume che il vecchio titolare sia vivo e, quindi, va anche considerato il suo futuro benessere, come già indicato. Prima di recarsi dal notaio, però, è opportuno fare un ultimo passaggio, andando da un buon avvocato e da un affidabile commercialista, per capire quale sia la soluzione più adeguata, dal punto di vista legale (nei riguardi, per esempio, di eventuali eredi legittimari), fiscale ed eventualmente societario.

• Quinta fase: ultima verifica con gli esperti – Non è facile districarsi nella selva di norme legali, fiscali e professionali che ormai regolano un’attività imprenditoriale e, dunque, un ultimo passaggio con fidati esperti diventa indispensabile. Il loro consiglio, tra l’altro, permetterà di analizzare i vari problemi in modo asettico, senza emotività, garantendo così valutazioni strettamente tecnico-economiche. Gli esperti, infine, consentiranno di individuare la modalità di cessione più idonea, tenuto conto della specifica situazione, sia familiare, sia aziendale. Certo, il ricorso a un pool di esperti potrà sembrare oneroso, ma bisogna considerare che il peso dei danni derivanti da una scelta sbagliata lo sarà enormemente di più.

A questo punto, non rimane che andare dal notaio e definire il passaggio della titolarità. Con quale modalità, siglando un patto di famiglia, oppure costituendo una società di persone o di capitali, oppure utilizzando un “family trust”? questo è il tema che affronteremo sul prossimo numero di Farma Mese.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 1-2/2022 ©riproduzione riservata)

2022-02-07T12:32:43+01:00