• Digital health (foto Deloitte)

Digital health con gli “indossabili”

Ci sono dati che più delle parole riescono a descrivere l’improvvisa accelerazione che la pandemia ha impresso ai device digitali. Ormai, infatti, 9 italiani su 10 utilizzano quotidianamente lo smartphone, il 63% usa servizi per lo streaming di “video on demand”, il 73% di chi ha uno smartphone utilizza ogni giorno social media o app di messaging e oltre 4 intervistati su 5 dichiarano di impiegarlo per acquistare prodotti online.

Sono dati che non lasciano dubbi, frutto di una recente indagine Deloitte (“Digital consumer trends 2021”), basata su oltre 2mila interviste a persone di età compresa tra i 18 e i 75 anni, realizzata proprio per fotografare l’uso dei device digitali da parte degli italiani.

In particolare, la ricerca Deloitte fotografa l’indiscutibile primato raggiunto dallo smartphone, ma evidenzia anche il crescente utilizzo di altri dispositivi, tant’è vero che in media l’italiano ne possiede o utilizza tra i 4 e i 5, riservando a determinati device funzioni specifiche.

Pensiamo ai dispositivi indossabili e agli smartwatch, sempre più impiegati nell’ambito della salute digitale: se nel 2017 soltanto il 10% degli intervistati ne possedeva uno, nel 2021 questa percentuale è arrivata al 25%.

Ma non basta: a fronte di un italiano su 4 che possiede uno smartwatch c’è un italiano su 5 che usa un braccialetto per il fitness, e il principale utilizzatore risulta essere un appartenente alla Gen-Z (i nati tra il 1997 e il 2010). Ormai, quindi, monitorare con costanza le proprie attività, la propria salute e il proprio benessere attraverso dispositivi elettronici è diventato normale, grazie a una tendenza che la pandemia Coronavirus ha ulteriormente rafforzato.

“Da qualunque angolo lo si osservi -precisa Francesca Tagliapietra, partner e Industry leader Tmt di Deloitte- lo scenario digitale è in costante evoluzione e continuerà a sorprenderci con novità e cambiamenti destinati a trasformare la vita di tutti noi”.

I servizi di salute digitale
Ma quali sono i servizi di salute digitale più utilizzati dagli italiani? Il 64% di chi possiede un dispositivo mobile dichiara di usarlo per monitorare innanzitutto il numero di passi effettuati, poi il proprio ritmo del sonno o il battito cardiaco. Sono soprattutto gli intervistati della Gen-Z a farne ricorso (86%), ma anche un italiano su 2 tra gli over 65 effettua simili monitoraggi: innanzitutto per calcolare il numero di passi effettuati (53%), poi per monitorare il battito cardiaco (35%) e il ritmo del sonno (24%).

Nonostante poi il Covid-19 abbia provocato, soprattutto tra i giovani, problemi di salute mentale, soltanto il 3% degli intervistati dichiara di pagare un’app per il benessere mentale, contro un 4% disposto a farlo per programmi di allenamento e fitness.

Comunque sia, è prevedibile un’ulteriore crescita dei dispositivi indossabili, tant’è vero che, sempre secondo la ricerca Deloitte, per il 2022 è attesa una significativa crescita sia dei dispositivi indossabili in ambito health & wellness, sia delle applicazioni per il benessere mentale. Nel primo caso, Deloitte prevede che a livello mondiale, nel 2022, verranno venduti 320 milioni di wearable, con un trend che nel 2021 arriverà a 440 milioni, grazie all’offerta di nuovi dispositivi e al loro consenso tra gli operatori sanitari. Per quanto riguarda, invece, le app per la salute mentale le stime di Deloitte, sempre a livello mondiale, prevedono una spesa che dovrebbe aggirarsi intorno ai 500 milioni di dollari.

Social media ed e-commerce
Continua a crescere anche l’utilizzo delle piattaforme social media o app di messaging: vi ricorre giornalmente il 73% di chi possiede uno smartphone in Italia. Va però sottolineato che il 22% degli intervistati dichiara di avere smesso, temporaneamente o permanentemente, l’uso di almeno una piattaforma social, per essersi stancato dei suoi contenuti (35%), per l’eccessiva presenza di fake news (25%), o per problemi di privacy (21%), il che dimostra come si stia facendo strada un giustificato e apprezzato spirito critico. Rimane il fatto che registra continui incrementi la fruizione di contenuti video in streaming: dal 40% del 2018 al 63% del 2021.

Aggiungiamo a questo dato un altro della ricerca Deloitte: 4 intervistati su 5 dichiarano di usare lo smartphone per acquistare prodotti online, per lo più almeno una volta al mese. Lo afferma il 93% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni, ma lo fanno anche gli over 65 anni per il 68%. Inoltre, un rispondente su 10 dichiara di utilizzare le app dei social media per fare acquisti, a dimostrazione che anche in Italia si sta diffondendo il fenomeno dello “Social shopping”.

Ecco allora che vale la pena di considerare questi dati anche alla luce di quelli emersi da una recente indagine effettuata da TradeLab, dalla quale emerge che il 21% dei consumatori segue la pagina Facebook di una farmacia. Ebbene, mettendo insieme tutti questi dati si può dedurre come sia importante per il farmacista utilizzare con maggiore oculatezza le app fedeltà installate sullo smartphone dei propri clienti.

Uno studio condotto dall’Università di Tilburg (Olanda) su 47mila iscritti al programma fedeltà, e pubblicato su Pharmacy Scanner del 17 gennaio, dimostra infatti che un’attenta gestione dei messaggi fa lievitare i consumi e accresce la redemption, cioè il tasso di risposta alle iniziative promozionali. Da qui un preciso consiglio da seguire, secondo il più diffuso web magazine del settore farmaceutico: “Con i tamponi che oggi sembrano il più importante “driver” della farmacia, la leva cioè che guida traffico e ingressi, un utilizzo sapiente delle app fedeltà e delle notifiche push può essere lo strumento con cui “rammentare” ai clienti che in farmacia non trovano soltanto antigenici e ffp2”.

(di Patrizia Prezioso, Farma Mese n. 1-2/2021 ©riproduzione riservata)

2022-02-08T09:43:46+01:00