La farmacia post Covid

Le traumatiche conseguenze della pandemia, le innovazioni della sanità digitale, l’invecchiamento progressivo della popolazione, i nuovi bisogni di salute che il Covid ha evidenziato, il ruolo ricoperto in questi ultimi anni da farmacie e farmacisti, la capacità di dare una risposta ai bisogni di salute della popolazione, aprono nuove opportunità al sistema farmacia. Ecco una serie di dati che è bene considerare attentamente, per non farsi trovare impreparati, ma anzi per essere pronti a cogliere le eventuali opportunità che si presenteranno per la farmacia post Covid.

Più farmacie e farmacisti
Il numero di farmacie in Italia, in questi ultimi anni, risulta in costante crescita, anche a causa del concorso straordinario imposto dal Governo Monti. In base ai dati Federfarma, dal 2000 al 2020 sono state aperte 3.203 nuove farmacie, con un incremento pari al 19,4%. Nello stesso periodo sono aumentati anche i farmacisti addetti, che nel 2020 hanno raggiunto le 73 mila unità, di cui 48 mila dipendenti e 25 mila tra titolari, soci o membri di imprese familiari coinvolti nella gestione dell’azienda.

Ne consegue che, mentre nel 2015 in ogni farmacia operavano mediamente 2,7 farmacisti, nel 2020 il numero è salito a 3,7 professionisti per punto vendita a disposizione del cliente/paziente, circa un terzo in più.

Aumenta il numero delle farmacie, dei farmacisti, ma anche dei servizi offerti, con un più ampio ventaglio di prestazioni di carattere sanitario offerte, nell’ambito della telemedicina e, ultimamente, con le vaccinazioni e i tamponi per la ricerca del Covid. Un’evoluzione che dimostra come la farmacia post Covid si stia aprendo a nuovi innovativi ruoli.

Per cercare d’individuare le future prospettive del comparto, la Deloitte Center for Health Solutions ha intervistato 36 esperti di vari settori, fra i quali rappresentanti di farmacie, fornitori, sviluppatori di tecnologie, e docenti del mondo accademico. Dall’analisi dei risultati emerge che la pandemia Coronavirus, insieme a tante difficoltà, lutti e fatiche, ha creato anche opportunità che contribuiranno ad ampliare i servizi e a ottimizzare il sistema salute dei cittadini. Analizziamo alcune aree emerse dallo studio.

Cure croniche
Il farmacista opera, in seguito a diagnosi e prescrizioni del medico, come fornitore di cure e di farmaci. La fiducia che i pazienti hanno verso la loro attività deriva molto spesso dai consigli sanitari offerti, che “aiutano a sviluppare le cure con competenza, ma non con atteggiamenti autoritari”. Ciò significa che il farmacista risulta “più accessibile del medico”, come affermano gli autori dello studio.

Inoltre i farmaci distribuiti per la cura delle malattie croniche (Bpco, ipertensione, diabete, dolore e così via) aiutano i pazienti a mantenersi proattivi, ad avere una qualità di vita soddisfacente, a stare il più possibile fuori dall’ospedale e ad adempiere alle proprie attività lavorative. Consigli poi che non riguardano soltanto i medicinali, ma anche gli integratori o i farmaci di automedicazione, che non richiedono prescrizione medica.

Gli sviluppi della medicina personalizzata e dei food-as-medicine potrebbero sempre più consentire al farmacista d’intervenire nel processo di sviluppo delle capacità, risorse e competenze dei pazienti, consentendogli di operare come professionista qualificato (coach) per la comprensione e l’approfondimento di nuovi percorsi di prevenzione e cura. Ecco così aprirsi nuovi ambiti d’intervento, in cui svolgere ruoli importanti per il benessere della comunità.

Assistenza anziani
Con il progressivo invecchiamento della popolazione aumenta il numero degli anziani che assumono più farmaci e crescono i problemi legati all’aderenza terapeutica e al bisogno di controlli e interventi connessi alla farmacovigilanza, alle interazioni e agli eventi avversi. In collaborazione con servizi sociali, aziende, enti di assistenza sanitaria, i farmacisti potranno garantire l’assistenza domiciliare e, favorendo l’invecchiamento nella casa che le persone amano, limitare così gli accessi nelle Rsa e negli ospedali.

Per esempio, l’evoluzione degli strumenti digitali, l’uso di blister con chip elettronici incorporati e di dispositivi per la trasmissione dei dati in farmacia sull’uso casalingo delle pillole, permetteranno controlli efficienti ed efficaci. Il gateway evidenzia l’aderenza terapeutica e avvia avvisi in tempo reale per favorire le modalità d’assunzione dei farmaci stessi.

Salute digitale
L’uso di tecnologie digitali nella prevenzione e nella cura è in costante evoluzione e sta diventando un processo di transizione verso nuove pratiche. “Le terapie digitali -scrive Gualberto Gussoni, coordinatore scientifico del Centro studi Fadoi- possono essere definite come tecnologie che offrono interventi terapeutici che sono guidati da programmi di software di alta qualità, basati su evidenza scientifica ottenuta attraverso sperimentazione clinica metodologicamente rigorosa e confermatoria, per prevenire, gestire o trattare un ampio spettro di condizioni fisiche, mentali e comportamentali”. E, secondo la ricerca Deloitte, i prodotti di medicina digitale offrono l’opportunità di influenzare l’aderenza e migliorare la terapia farmacologica in atto.

“I farmacisti potrebbero fornire l’accesso ad alcune diagnosi point-in-care, prescrivere terapie digitali e aiutare i clienti a identificare gli strumenti sanitari digitali per le loro esigenze”. Soprattutto potrebbero aiutarli a interpretare le informazioni che questi strumenti danno.

E non è certo poco, se consideriamo che le terapie digitali favoriranno l’efficienza e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, oltre a stimolare lo sviluppo scientifico e industriale.

Un solo dato basta a declinare le potenzialità dei mezzi digitali: pensiamo alla diffusione del Pc. L’Istat ci dice che in Italia nel 2020 erano 32,4 milioni gli utilizzatori del computer (56,3% del totale popolazione in target), di cui 19 milioni tutti i giorni e altri 10 milioni una o più volte la settimana.

In sostanza, la quasi totalità dei possessori di Pc lo usa con grande frequenza, con un possesso e utilizzo peraltro in continua crescita. Facendoci dimenticare che quello che oggi consideriamo strumento d’usuale utilizzo fino a pochi decenni fa consideravamo avveniristico.

Dati sanitari
Non va dimenticato poi che la farmacia post Covid è il terminale di una molteplicità di dati, attinenti al consumo dei farmaci ma di conseguenza anche all’andamento delle patologie. Attraverso l’intelligenza artificiale possono diventare strumenti utili per valutare le evidenze cliniche, elaborare le necessità terapeutiche o il livello di penetrazione delle malattie, a identificare le tendenze e progettare i più opportuni interventi sanitari.

Nello stesso tempo, la gestione delle cure, l’aggiornamento dei percorsi clinici, la valutazione sul campo dell’efficacia di un farmaco e di una terapia potranno consentire ai responsabili sanitari di prendere le opportune decisioni di salute pubblica, e alle aziende produttrici d’individuare nuovi ambiti di ricerca scientifica. Pensiamo, per esempio, all’evoluzione in atto dei trattamenti in oncologia, agli sviluppi della terapia cellulare e genica, alla ricerca contro le malattie rare che abbisogna di controlli sul campo.

In questo scenario si collocano le conclusioni della ricerca condotta da Deloitte. È necessario -precisa- sbloccare il potenziale della professione per migliorare la cura del paziente, in un domani che si sta aprendo con una maggior attenzione alla prevenzione rispetto al trattamento, e quando l’assistenza avverrà a casa o nella comunità. “Come personale sanitario accessibile e fidato, i farmacisti possono svolgere un ruolo importante, per aiutare le persone a rimanere in salute, gestire meglio le loro condizioni croniche e l’età in atto”.

L’industria Pharma
Anche nell’industria farmaceutica la pandemia ha inciso fortemente, costringendola a riflettere sul modo di operare, e obbligandola a ripensare alle strategie organizzative. In particolare, vanno rivisti i modelli commerciali organizzativi, come dice McKinsey nell’articolo “Un nuovo modello operativo per il Pharma: la pandemia ha influenzato le priorità”. Da un sondaggio tra i dirigenti commerciali senior di alcune aziende farmaceutiche è emerso che:
• l’82% pensa che molte aziende svilupperanno modi di lavorare agili
• il 70% ritiene che le strutture organizzative nei prossimi anni verranno semplificate
• il 66% afferma che le aziende Pharma si allontaneranno dal modello tradizionale di vendita.

Si parla tanto degli effetti sanitari del post-Covid, ma non minor considerazione meritano anche gli effetti sociali e culturali che la pandemia provocherà. Anche il mondo della sanità ne uscirà modificato, come pure il settore farmaceutico e la stessa farmacia. Importante sarà rimanere vigili e pronti a tamponare eventuali negatività, come pure tenersi pronti a cogliere le sicure nuove opportunità.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese n. 1-2/2022 ©riproduzione riservata)

2022-02-14T11:44:05+01:00