Intervista a Roberto Tobia: nel cuore dell’Europa

Un italiano al timone del Pgeu, l’organizzazione dei farmacisti europei con sede a Bruxelles. È un onore senza dubbio, ma anche una responsabilità e un grande impegno per Roberto Tobia, eletto presidente per il 2022 del Raggruppamento che riunisce 41 Associazioni professionali di 32 Paesi europei (per l’Italia partecipano Federfarma e Fofi). Il Pgeu, infatti, è il portavoce delle istanze professionali dei farmacisti di tutt’Europa presso la Commissione europea e il Parlamento Ue e, quindi, il suo ruolo è rilevante nell’elaborazione della legislazione farmaceutica che poi i singoli Paesi dovranno recepire.D’altra parte, Roberto Tobia vanta una grande esperienza, maturata nell’Associazione di Palermo, ai vertici dell’Utifar e come segretario nazionale di Federfarma, e non mancherà quindi di far sentire la voce dei farmacisti italiani in seno all’Europa.

Dottor Tobia, come affronta questo nuovo compito, con che emozione ma anche con quanta disponibilità, visti i suoi numerosi impegni?
La presidenza del Pgeu rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità.
È un compito che mi emoziona e che affronto con determinazione e impegno. Grazie alla tecnologia che ci aiuta ad accorciare le distanze, organizziamo facilmente incontri settimanali con gli altri membri dell’Associazione. Inoltre, posso contare sul supporto a Roma del responsabile dell’Ufficio affari internazionali di Federfarma, il dottor Mauro Lanzilotto, e a Bruxelles del segretario generale del Pgeu, la dottoressa Ilaria Passarani, con i quali ho una collaborazione giornaliera. Essere il terzo presidente italiano del Pgeu e succedere a colleghi dello spessore di Max Liebl e Giacomo Leopardi, quest’ultimo un vero e proprio monumento della farmacia italiana, è per me un motivo di grande orgoglio.

Stare al timone del Pgeu significa poter godere di un ampio osservatorio sulla farmacia europea. Come emerge la farmacia italiana nel raffronto con gli altri Paesi?
Come presidente del Pgeu ho una visione d’insieme dei diversi sistemi sanitari, a livello farmaceutico e non solo, in tutta Europa. La farmacia italiana ha dimostrato la sua efficacia ed efficienza nell’affrontare una crisi pandemica che, se da un lato ha messo a nudo le carenze strutturali del sistema sanitario “ospedalocentrico”, dall’altro ha evidenziato come la capillare rete delle farmacie e i nostri farmacisti siano stati pronti a rispondere alle nuove esigenze della comunità, adeguandosi prontamente ai cambiamenti.
Purtroppo l’Italia è stata il primo Paese europeo a essere colpito duramente dalla pandemia. La nostra esperienza ha fatto da apripista nel resto d’Europa allo sviluppo di nuovi servizi sanitari in risposta ai bisogni di salute portati dall’emergenza. Sono convinto che la mia elezione come presidente del Pgeu sia in qualche modo un riconoscimento, da parte dei colleghi europei, dell’impegno e dello spirito di servizio dei titolari di farmacia e di tutti i farmacisti italiani.

Il Pgeu elabora interessanti “Report” e “Position paper”, che affrontano i più stringenti problemi della categoria. Analizziamo alcuni punti caldi e partiamo dal recente studio sulla carenza dei farmaci: al riguardo, che cosa si fa a Bruxelles e che cosa in Italia?
Ogni anno il Pgeu effettua un accurato monitoraggio dell’indisponibilità dei farmaci attraverso un questionario rivolto alle associazioni di farmacia dei 27 Paesi europei che ne fanno parte. I dati raccolti quest’anno confermano come le indisponibilità rappresentino un problema rilevante nell’attività quotidiana delle farmacie di comunità, che rimane uno dei punti cardine nell’agenda del Pgeu. Infatti la situazione è preoccupante, considerato che tutte le associazioni di categoria intervistate hanno riportato indisponibilità di farmaci negli ultimi 12 mesi, e nel 75% dei casi il problema interessa anche i dispositivi medici. Tutto questo si traduce in un diffuso disagio per i pazienti, che nel migliore dei casi si trovano costretti a spese aggiuntive per proseguire le terapie con un farmaco non mutuabile, in sostituzione del medicinale Ssn non disponibile. I farmacisti europei impiegano mediamente 6 ore a settimana per gestire le problematiche connesse alle indisponibilità, solo per garantire la terapia farmacologia dei propri pazienti. Sono certo che questo tempo prezioso potrebbe essere meglio impiegato nella consulenza e nel supporto all’aderenza terapeutica, attività professionale nella quale da sempre i farmacisti svolgono un ruolo fondamentale.
La revisione attualmente in corso della legislazione farmaceutica a livello europeo rappresenta una grande opportunità per i decisori politici nell’ottica della creazione di un quadro normativo adeguato alle nuove esigenze di monitoraggio, gestione e mitigazione delle indisponibilità. Come Pgeu abbiamo accolto con favore il recente aggiornamento del mandato dell’Ema da parte del Consiglio e del Parlamento europeo che ne rafforza sensibilmente il ruolo e l’efficacia operativa. L’Ema potrà, infatti, monitorare in tempo reale e possibilmente attenuare le indisponibilità di medicinali e dispositivi medici in caso di momenti emergenziali, nonché facilitare un’approvazione più rapida di medicinali considerati utili alla cura o alla prevenzione di una malattia. In questo processo di rafforzamento saranno coinvolti in maniera diretta tutti gli attori della catena distributiva, con la consulenza di esperti, rappresentanti dei pazienti e professionisti del settore medico, nonché titolari di autorizzazioni all’immissione in commercio, distributori all’ingrosso e altri professionisti dell’assistenza sanitaria. L’Ema avrà, inoltre, la responsabilità di una piattaforma digitale di monitoraggio a livello continentale per facilitare la raccolta, in tempo reale, dei dati sulle indisponibilità. Questo fondamentale potenziamento del suo ruolo rappresenta la concreta volontà, a livello europeo, di istituire un sistema di raccordo unificato per un coordinamento e una comunicazione più efficienti fra tutti gli attori della sanità sul piano nazionale. È un passo importante che va nella giusta direzione. Tra gli Stati membri, infatti, ci sono ancora troppe differenze nella raccolta di informazioni sulle carenze e le indisponibilità.

Altro tema di grande interesse riguarda il farmaco veterinario. L’Ue ha recentemente emanato un nuovo Regolamento: quali sono i suoi riflessi sulla normativa italiana?
La Camera dei Deputati ha recentemente approvato in via definitiva la Legge europea n. 238/2021, entrata in vigore lo scorso 1° febbraio, che introduce, fra i vari provvedimenti, importanti novità in merito alla problematica delle vendite online illegali di farmaci veterinari, prodotti cosmetici e biocidi, fenomeno con il quale la farmacia italiana deve fare i conti ogni giorno. Il provvedimento rappresenta, unitamente alla legge di delegazione europea, uno dei due strumenti predisposti dalla Legge n. 234/2012 per adeguare periodicamente l’ordinamento nazionale a quello dell’Unione europea. Con questo nuovo strumento il ministero della Salute ha quindi finalmente la possibilità di bloccare i siti che vendono illegalmente farmaci veterinari. È un passo in avanti importante che, finalmente, mette sullo stesso piano farmaci per uso umano, la cui vendita tramite siti illegali viene perseguita dalle autorità pubbliche, e farmaci per uso veterinario.

E che cosa ci dice in tema di antibiotico-resistenza, che nella sola Europa causa più di 10 milioni di morti?
È entrato in vigore, il 28 gennaio di quest’anno, il nuovo Regolamento Ue che rappresenta un testo unico europeo in materia di produzione, distribuzione e impiego dei farmaci veterinari. Uno degli obiettivi fondamentali del nuovo Regolamento è proprio la lotta alla resistenza agli antibiotici, la categoria di medicinali più venduta e utilizzata a uso umano e veterinario, amplificata e accelerata da un loro uso improprio. L’abuso di antibiotici nel settore veterinario e negli allevamenti intensivi, per esempio, comporta un rischio significativo di contaminazione ambientale e rischi comprovati per allevatori e veterinari di trasmissione attraverso l’esposizione diretta ai mangimi “medicati”, cioè preparati con l’aggiunta di antibiotici a uso orale. Nell’aprile del 2010 l’Ema ha avviato il progetto Esvac (European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption), al quale partecipa anche il nostro Paese, a seguito del mandato della Commissione europea di sviluppare un approccio armonizzato per la raccolta e rendicontazione dei dati sull’uso di agenti antimicrobici negli animali all’interno degli Stati membri. Per quanto riguarda l’impegno dell’Italia nel progetto Esvac, gli obiettivi governativi risultano pienamente rispettati, anche oltre la soglia di riduzione del 30% sul consumo totale di antibiotici negli allevamenti. Credo sia giusto sottolineare un aspetto importante: le farmacie italiane si attengono puntualmente a consolidate ed efficaci procedure di tracciamento tramite Rev (Ricetta elettronica veterinaria). Gran parte del problema deriva, infatti, dalla vendita incontrollata attraverso i canali online. Inoltre, l’Ue sostiene e collabora attivamente con organizzazioni internazionali quali Oms, Oie, Fao e la Commissione del Codex alimentarius. Il controllo di questo fenomeno deve essere affrontato a livello internazionale, tramite strategie condivise per garantire l’elaborazione e l’attuazione di misure globali finalizzate a contenere lo sviluppo e la diffusione della resistenza antimicrobica.
In Italia, con l’emanazione del Piano nazionale di Contrasto all’antimicrobico-resistenza (in sigla Pncar 2017-2020) la strategia sull’uso sostenibile dei farmaci veterinari è ora integrata in un contesto più ampio, nel rispetto dell’approccio One Health. Il settore veterinario concorre, infatti, al raggiungimento dell’obiettivo generale comune, ossia la riduzione della frequenza delle infezioni da microorganismi resistenti, e un rafforzamento della sorveglianza delle vendite e dell’uso dei medicinali veterinari contenenti sostanze antibiotiche. Tutti gli studi effettuati in materia di antibiotico-resistenza confermano come limitare l’impiego di agenti antimicrobici sia fondamentale per tutelare la salute pubblica. Gli obiettivi possono essere raggiunti coinvolgendo tutti gli attori della filiera produttiva: autorità sanitarie centrali, regionali e locali, medici veterinari, allevatori, operatori del settore alimentare, associazioni di categoria e farmacisti.

C’è un tema che, secondo lei, sarà centrale a Bruxelles, qualcosa che magari avrà conseguenze dirette, seppur non a breve, sulle nostre farmacie?
Abbiamo già accennato a come la mitigazione delle indisponibilità di farmaci rappresenti un tema portante della nuova strategia farmaceutica a livello europeo e di come il potenziamento dell’Ema sarà fondamentale per affrontare il problema con efficacia. In Italia abbiamo già fatto qualche passo in avanti e siamo riusciti a distinguere e catalogare due fenomeni differenti: le carenze, formalmente riportate dai titolari di farmacia ad Aifa e dovute a problemi di carattere produttivo e regolatorio, e le indisponibilità causate invece da problematiche della supply chain. Federfarma è consapevole della necessità di proporre soluzioni efficaci sul piano nazionale e sta lavorando con le associazioni dei distributori intermedi per valutare la fattibilità di un progetto che permetta di monitorare efficacemente le indisponibilità di farmaci registrate a livello distributivo. Ciò non sarà utile soltanto per rispondere alle richieste che, a norma di legge, potranno pervenire dalle autorità competenti, ma fornirà anche un valido ausilio alle nostre farmacie, che potranno disporre di importanti informazioni di ritorno sulle indisponibilità effettivamente registrate a livello regionale, provinciale e sub-provinciale.

(Intervista di Patrizia Prezioso, Farma Mese n. 3/2022 ©riproduzione riservata)

2022-03-04T15:02:08+01:00