Fiducia e cambiamento… oggi

Sono due parole che si prestano a diverse formulazioni: fiducia è cambiamento? Fiducia nel cambiamento? O cambiamento nella fiducia? Come in ogni inizio anno, siamo all’appuntamento con Edelmann e con il suo Trust Barometer, la ricerca che viene svolta in 28 Paesi del mondo su oltre 36.000 persone e che monitora l’andamento globale della fiducia dei cittadini nei confronti di istituzioni, media, Ngo (o Ong, organizzazioni non governative), business.

Ora, uno dei dati interessanti riguarda proprio la performance dell’Italia, che mostra un incremento di un punto nell’indice globale, il che la fa passare da 52 a 53, mantenendola ancora in fascia neutra (si può parlare di fiducia da 60 in su). Ma questo aumento è dovuto a una maggiore fiducia nei confronti delle Ngo, mentre business e media rimangono invariati e la fiducia nel governo diminuisce.

Certo, questo valore di 53 può sembrare basso -e lo è- se paragonato a Paesi come India, Cina o Uae (Emirati Arabi Uniti), in cui si toccano cifre tra 74 e 83. Al tempo stesso, però, ci fa riflettere se guardiamo a realtà vicine di casa, o appartenenti a economie più simili alla nostra: la Germania, per esempio, fa un tonfo verso il basso passando da 53 a 46, UK da 45 a 44, Usa da 48 a 43.

Bene, ora proviamo a entrare un po’ più nel merito di alcuni dati, semplicemente per capire i cambiamenti fenomenologici e avvicinarci al nostro mondo.

Un’informazione interessante, per esempio, è quella che riguarda il divario, in termini di fiducia, in base alla fascia reddituale: chi si colloca in una fascia alta tende ad avere più fiducia (con progressiva lieve crescita anno su anno), mentre chi ha un reddito più basso tende ad avere meno fiducia, con una tendenza alla decrescita dell’indice. Tra le due fasce reddituali si arriva ad avere una media di 15 punti di differenza. La buona notizia, però, è che l’informazione può permettere di colmare questo divario: persone con reddito basso, ma ben informate, aumentano, infatti, notevolmente il loro indice di fiducia.

E da dove deve provenire l’informazione? Un solo dato valga per tutti: la fiducia nei social media continua, anno dopo anno, a perdere punti. E qui viene fuori uno (dei tanti) ruoli del farmacista: quello di informare. E di informare in modo trasparente, perché un’altra delle parole chiave che si lega al tema della fiducia è proprio la trasparenza.
Ci sono, poi, altri dati che giocano a favore del mondo della farmacia: per esempio il fatto che i business familiari godono di maggior fiducia rispetto alle grandi realtà (se poi la proprietà delle grandi aziende è pubblica, ancora una volta l’indice cala). In generale, ci si aspetta che i Ceo e i capi delle aziende si espongano, prendano posizione su diverse questioni che vanno anche al di là del mero business: si parla di atteggiamento nei confronti dei cambiamenti climatici, della sostenibilità, delle disuguaglianze. E quando si fa riferimento alla farmacia è, quindi, compito del titolare definirne la missione; e poi comunicarla e perseguirla.

Si badi: queste possono sembrare parole astratte e molto distanti dalle realtà quotidiane che i farmacisti stanno vivendo, frastornati da vaccini, tamponi e pazienti/clienti isterici. Ma non bisogna commettere l’errore di concentrare tutte le energie sul fare, senza dedicare tempo al pensare, a riflettere sul futuro e su come il mondo sia cambiato.

Chi entra in farmacia (o non entra) ha e avrà bisogni e richieste sempre diversi, che andranno oltre la semplice necessità di un prodotto. Il prodotto progressivamente si trasformerà in servizio, ma alla base del suo acquisto ci sarà, a maggior ragione, sempre lo stesso tema: la fiducia.

Due anni di rottura delle consuetudini hanno profondamente cambiato molte persone e non possiamo semplicemente aspettare che tutto ritorni come prima, perché il passato è passato, e non torna più indietro.
Ora bisogna costruire il futuro.

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 3/2022 ©riproduzione riservata)

2022-03-07T10:28:02+01:00