Passaggio generazionale: dal notaio, ma come?

I giochi ormai sono fatti. Tutti i passi previsti per un buon “passaggio generazionale”, infatti, sono stati compiuti, con la calma e la ponderazione richiesta, così come indicati nell’articolo Come affrontare il passaggio generazionale.

Abbiamo individuato chi dovrà succederci al timone della farmacia, lo abbiamo formato, ben inserito all’interno del team, preparato alla gestione dell’azienda, così come abbiamo rispettato i diritti degli altri eredi legittimari e, infine, assicurato un’equa tutela per una serena vecchiaia.

Ormai si è pronti, quindi, ad andare dal notaio, per formalizzare la cessione della farmacia. Ma con quale modalità?
La legge propone alcune opzioni, che vanno attentamente analizzate, per capirne i riflessi non soltanto legali, ma soprattutto fiscali. Prima ancora, quindi, d’andare dal notaio, è bene individuare la soluzione più adatta alle specifiche caratteristiche nostre e dell’azienda.

Quindi, cosa scegliere? Costituzione di una società, patto di famiglia, oppure realizzare un trust? Si può anche non far niente e optare per la successione, ma anche questa deve essere ben predisposta, per non lasciare la famiglia nei guai. Quindi, trattiamola a parte.

Prima soluzione: la società
Un tempo la farmacia poteva essere trasferita solamente a laureati in farmacia, mentre oggi, con la Legge 124/2017 che ha aperto la titolarità anche alle società di capitali, si può trasferire l’azienda anche al figlio non farmacista, permettendo il passaggio generazionale tra fratelli farmacisti e non farmacisti. Diventa così più semplice sia conservare la farmacia nell’ambito familiare, sia garantire i diritti degli eredi legittimari, dovendo semplicemente riservare la direzione tecnica a un farmacista idoneo, anche se non socio.

Oggi il termine ridotto a soli 6 mesi di gestione provvisoria non rappresenta più una spada di Damocle, ma serve a rimuovere eventuali incompatibilità previste dalla legge. Per esempio, non possono partecipare a una società di farmacia: a) quanti operano nella produzione, informazione scientifica del farmaco o sono medici; b) chi è già titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia; c) chi ha un rapporto di lavoro pubblico o privato. Quest’ultima incompatibilità, però, sussiste solamente se si è coinvolti nella gestione della società (non riguarda, per esempio, un socio accomandante in una Sas, o un socio senza poteri in una Srl).

La società garantisce altri vantaggi, tant’è vero che man mano stanno diminuendo le titolarità individuali e aumentano le forme societarie: per esempio, consente al vecchio titolare di continuare a lavorare in farmacia; gli dà il tempo per valutare l’ingresso dei nuovi soci; di quantificare il loro peso in relazione al reale apporto. Ma quale tipo di società scegliere tra quelle di persone (Snc e Sas) e quelle di capitali (Srl, SpA e Sapa)? Ogni scelta va legata alle specifiche caratteristiche della farmacia e della famiglia. Una società familiare forse è più idonea alle dimensioni della farmacia e garantisce gestioni più snelle e meno onerose, ma possono esserci situazioni che consigliano la società di capitali, dove oneri e obbligazioni ricadono esclusivamente in capo alla società. Il consiglio è di rivolgersi a un buon commercialista e individuare insieme la soluzione più opportuna.

Quale tipo di società scegliere, infatti, dipende spesso, oltre che da questioni gestionali e fiscali, anche dalla circolazione delle quote: nella società di persone, per esempio, la partecipazione non è trasferibile senza il consenso degli altri soci, e l’erede del socio deceduto non può pretendere di sostituirlo, ma ha solo diritto a essere liquidato. Nelle società di capitale, invece, le azioni sono liberamente trasferibili, salvo clausole statutarie di prelazione o di gradimento. Le opzioni sono, quindi, molte: bisogna considerare le possibili future variabili.

Seconda soluzione: il “Patto di famiglia”
La Legge n. 55 del 14 febbraio 2006 (G.U. n. 50 del 13.3.2006) offre la possibilità di trasferire gratuitamente con atto pubblico un’azienda (nel nostro caso, la farmacia), o quote di partecipazione al capitale, a uno o più discendenti, consentendo così di anticipare il passaggio generazionale.

Attenzione: dal patto di famiglia sono esclusi il coniuge, i fratelli, le sorelle e i relativi discendenti. Per la sua stipula, che va formalizzata dal notaio, bisogna inoltre rispettare alcune condizioni. Vediamole:

• All’atto devono partecipare, per evitarne la nullità, sia il titolare del bene, sia il coniuge e tutti gli eredi legittimari, proprio come se si aprisse la successione.
• Sia il coniuge, sia gli altri eredi legittimari devono consentire al trasferimento del bene, consenso che va espresso in modo palese nell’atto notarile.
• Il discendente si deve impegnare a liquidare, in denaro o in natura, la quota di legittima spettante agli altri eredi legittimari, sempre che non rinuncino in tutto o in parte alla compensazione.

È il modo per impedire che il patto venga successivamente annullato per “lesione della legittima”, a meno che sopravvengano ulteriori eredi legittimari, non conosciuti al momento della stipula dell’atto. In questo caso i nuovi eredi, finora ignoti, potranno chiedere al beneficiario di ottenere la loro quota di legittima, aumentata degli interessi legali, minacciando in caso contrario di chiedere e ottenere l’annullamento del patto.

L’assegnazione anticipata può essere da un lato vantaggiosa, perché rappresenta un anticipo sulla successione del titolare ed è fiscalmente conveniente, ma dall’altro può essere svantaggiosa, in quanto il valore della farmacia o delle quote di partecipazione potrebbero accrescersi nel periodo che intercorre tra la stipula del patto e l’apertura della successione. Altro problema è che il valore della farmacia è spesso elevato e non è facile soddisfare i diritti dei legittimari. Spesso il beneficiario dovrà monetizzare suoi cespiti personali o ricorrere alle banche per un finanziamento.

Il patto di famiglia, inoltre, può essere sciolto o modificato da coloro che vi hanno partecipato per effetto di un diverso accordo, con le stesse caratteristiche e gli stessi presupposti, ovvero mediante recesso. La facoltà di recedere deve però essere prevista nel contratto e poi deve essere espressa con una dichiarazione agli altri partecipanti, certificata da un notaio.

I vantaggi garantiti dal patto di famiglia sono innanzitutto fiscali. Mentre la somma di denaro e di beni a favore degli altri eredi legittimari è soggetta a tassazione, il trasferimento della farmacia è esente dall’imposta su successioni e donazioni, come pure dalle imposte ipotecaria e catastale. Per ottenere questo più favorevole regime fiscale bisogna però che il beneficiario rispetti due condizioni:
deve proseguire nella titolarità della farmacia per almeno 5 anni dalla data del trasferimento
deve impegnarsi alla prosecuzione dell’attività, al momento stesso della stipula del patto di famiglia.

Terza soluzione: il “trust”
Può succedere che diventi difficile pianificare la successione nel patrimonio di famiglia. Per esempio, riuscire a individuare chi ha le qualità per diventare titolare, oppure a ripartire in modo equo il patrimonio, evitando fratture familiari. Ecco allora che si può ricorrere al “Family trust”, istituto di origine anglosassone. Esso prevede un titolare (“settlor” o disponente), che affida il proprio patrimonio o parte di esso (“trust fund”) a un soggetto (“trustee” o fiduciario), che si impegna a gestirlo a condizioni ben definite e regolamentate, per poi a trasferirlo a favore di uno o più determinati beneficiari (“beneficiaries”), espressamente indicati dal settlor.

In pratica, il trust consente di proteggere determinati beni (mobili, immobili, aziende, tra cui la farmacia) da future vicende personali legate al proprietario o dai creditori, propri o dei figli. Il patrimonio esce così dalla sfera giuridica del disponente e non può essere aggredito da eventuali creditori, ma è utilizzabile soltanto per gli scopi previsti dal trust. È una protezione che consente sia di lasciare il controllo della farmacia al titolare, sia di difendere il patrimonio da eventi futuri e incerti, sia di permettere una gestione flessibile affidata a un soggetto terzo imparziale. Solamente all’estinzione del contratto i beni verranno trasferiti ai beneficiari, secondo le modalità previste nell’atto costitutivo.

Il trust, quindi, permette di risolvere situazioni familiari complicate (un figlio con “le mani bucate”, o ritenuto non idoneo a gestire la farmacia, o figli minorenni, o una coppia di fatto, o figli non riconosciuti, eccetera). Anche in questo caso però il trust deve rispettare i diritti degli eredi legittimari e, per evitare eventuali impugnazioni, sarebbe bene affiancare al trust un patto di famiglia, che prevede il consenso di tutti gli eredi legittimari.

Ultima soluzione: la successione
Parlare di “passaggio generazionale” significa prevedere un meditato iter dal vecchio al nuovo titolare, ma se questo non può avvenire, allora non rimane che la successione. In questo caso bisogna analizzare che cosa succede in presenza o meno di un testamento.

Nessun testamento: si deve fare riferimento al Codice Civile, in base al quale vanno individuati i vari eredi e quanto spetta loro in base alla quota di legittima. Chi otterrà la farmacia o sue quote -probabilmente la parte più sostanziosa- dovrà garantire equi conguagli agli altri legittimari, ripartizione che spesso causa contestazioni e litigi.

In presenza di un testamento: vanno individuati gli eredi e calcolato il patrimonio, comprese eventuali precedenti donazioni (meccanismo della “collazione”). In ogni caso non vanno lesi i diritti di legittima, che vanno quindi calcolati all’apertura della successione.

Questo può rappresentare un problema, perché il valore della farmacia e del rimanente patrimonio può mutare nel tempo e, quindi, le volontà testamentarie possono risultare non più adeguate alla situazione patrimoniale definitiva. Inoltre, la successione mortis causa, oltre a garantire i diritti degli eredi legittimari, deve anche assicurare la continuità dell’azienda farmacia, che richiede preparazione, capacità professionali e manageriali.

Ecco perché è bene che il passaggio generazionale avvenga in modo meditato e preordinato, e non traumaticamente alla scomparsa del titolare, come appunto indicato nel precedente articolo di “Farma Mese”. A tal fine suggeriamo di seguire il corso “Guida al passaggio generazionale”, pubblicato sul portale “farmamanager.academy”.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 3/2022 ©riproduzione riservata)

2022-03-07T10:52:14+01:00