L’attenzione al cassetto provoca miopia

Potrebbe sembrare banale dover fare ricorso al detto “l’unione fa la forza” ma, alla prova dei fatti, quest’antica saggezza non è banale, almeno nell’ambito farmacia. Molte, al riguardo, le prove provate. Quante volte, per esempio, competizione e azioni di contrasto hanno riguardato il collega vicino, prima ancora che un pericoloso concorrente? Pensiamo poi alle numerose iniziative che nel tempo si sono proposte per favorire una solidale collaborazione tra colleghi, purtroppo miseramente fallite. Neppure il recente pericolo delle catene del capitale è riuscito a far decollare contromisure, peraltro ben studiate e proposte, che richiedono, però, di essere condivise. Evidentemente, lo spirito di gruppo non fa parte del Dna della categoria, e così tanta miopia spinge a considerare solamente il proprio orticello.

Un invito a “fare rete, fare sistema” è stato recentemente ribadito alla convention di FederfarmaCo e Federfarma Servizi, con pressante richiesta di fare gioco di squadra tra farmacie indipendenti, cooperative e società dei farmacisti, per poter competere alla pari con le catene.

Ma siamo sinceri, in una doverosa autocritica: da quanti grossisti ci forniamo? E con quanta attenzione consultiamo i programmi che consentono d’individuare l’ordine più remunerativo, da rincorrere anche per un modesto zero virgola pochi centesimi? Si punta così sull’immediato guadagno, seppur modesto (“pochi, maledetti e subito”), senza considerare ben altri vantaggi che le proprie cooperative e aziende potrebbero garantire, in termini di servizi e tutela dei comuni interessi. Come ha dichiarato il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, “inseguire il massimo sconto finisce per essere controproducente”.

Non basta, allora, plaudire all’invito a “mettere insieme tutti gli attori e le forze del sistema per poter governare il cambiamento e affrontare la concorrenza” (Vittorino Losio, presidente di FederfarmaCo), o condividere l’affermazione “unendo le nostre eccellenze possiamo competere con tutti” (Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi), se poi prevale l’individualismo. È bene considerare che i tempi richiedono un cambio di paradigma, perché concorrenza e capitale lasciano spazi sempre più ridotti alla farmacia indipendente. Meno applausi e più azioni diventa allora una scelta ineludibile, anche se -diciamolo- è purtroppo poco probabile, visti i precedenti.

Qualche altra prova? L’iniziale contrasto al prezzo calmierato per i tamponi (che si è poi rivelato non così male) e le recenti reazioni alla distribuzione gratuita del Paxlovid dimostrano che spesso prevale l’attenzione al cassetto, rispetto a una visione di più ampio raggio. Ma poter accreditare le farmacie come indispensabili presidi sanitari territoriali dovrebbe rappresentare un investimento da considerare con maggior attenzione, perché è una sfida che potrebbe aprire nuovi orizzonti operativi. Tanto vale, allora, individuare nuove strade (seppur con la dovuta cautela), perché i tempi belli, quella delle rendite di posizione, non ci sono più, e sperare che ritornino è pura follia.

(editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 6/2022 ©riproduzione riservata)

2022-06-10T15:43:48+02:00