È tempo (purtroppo) di elezioni

A molte persone di buon senso risulta difficile comprendere perché sia stato necessario mandare a casa il Governo Draghi, peraltro a pochi mesi dalla fine della legislatura, interrompendo così un lavoro prezioso sia per il prestigio conquistato a livello internazionale, sia per fronteggiare le difficoltà causate dalla guerra in Ucraina e dai rincari energetici, sia per garantire una rapida ed efficace attuazione del Pnrr. Ma -si sa- il buon senso non è una dote tipica dei politici italiani e così ora ci troviamo ad affrontare nuove elezioni politiche, con tutti i rischi che ne conseguono.

Certo, dare la parola al “popolo sovrano” è un bene in democrazia, sempre però che dalle urne emergano indirizzi precisi che favoriscano la nascita di governi messi, a livello parlamentare, nella condizione di poter governare. Risultato che sembra purtroppo alquanto incerto, sulla base almeno delle recenti esperienze. Eppure di un governo efficiente ha proprio bisogno la nazione, per fronteggiare le attuali emergenze internazionali ed economiche, ma ne ha bisogno in particolare anche la farmacia, che ha in ballo importanti cambiamenti: per esempio, sul piano sia della nuova remunerazione che va ben definita, sia nei riguardi dei possibili sviluppi della “farmacia dei servizi”, che l’emergenza Covid ha favorito e che ora vanno sostanziati. 

Nuovo governo significa tessere nuovi rapporti, e non è né semplice, né facile, soprattutto è una fatica laboriosa che richiede tempi lunghi, a fronte invece di scadenze ravvicinate. Importante diventa allora poter dare non soltanto l’immagine della compattezza della categoria, ma anche della bontà dei progetti proposti, da presentare non tanto come mere rivendicazioni corporative, bensì per una più efficace tutela della salute pubblica. E che la farmacia possa fare molto al riguardo lo testimonia il ruolo assolto proprio durante la pandemia.

Ottima, a tal fine, l’idea di organizzare a metà settembre un’Assemblea pubblica di Federfarma “per un confronto con la politica sul futuro della farmacia”, a pochi giorni quindi dal voto per le elezioni politiche nazionali. Una folta partecipazione dei farmacisti, infatti, garantisce un duplice risultato. Da una parte ci permette di conoscere quali partiti e come si pongano nei confronti della farmacia italiana e quali proposte intendano riservarci per rendere più efficace il suo ruolo nel Servizio sanitario nazionale. Dall’altra parte permette di dimostrare la compattezza e la determinazione della categoria (e anche del peso che può avere sul piano del consenso elettorale, grazie alla sua capillarità e ai numerosi contatti quotidiani con gli elettori).

Questo, almeno, sul piano concettuale. L’esperienza ci insegna, però, che questo è il momento delle grandi promesse, difficilmente poi mantenute. Tutti i politici promettono di tutto e di più, ma poi magari i decisori sono altri rispetto a quelli considerati “amici”, e in ogni caso i partiti seguono logiche difficili da prevedere. Unica sicurezza è la consapevolezza del ruolo sanitario che la farmacia si è ultimamente conquistata, e che non potrà essere sottovalutato, da chiunque vada al potere.

(editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 7/2022 ©riproduzione riservata)

2022-09-05T10:01:19+02:00