Vogliamo essere protagonisti

“Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”, aveva detto Massimo D’Azeglio (anche se la frase viene spesso attribuita al Conte di Cavour). Autorevole citazione per Vladimiro Grieco, nuovo presidente di Fenagifar, che nel suo discorso d’insediamento ha ricordato, partendo dalla farmacia dei servizi, che spetta ora ai farmacisti “dare forza motrice a questa eccezionale macchina”. Tra i suoi obiettivi, quindi, ci sono la necessità di ampliare le competenze dei giovani farmacisti -sia professionali, sia manageriali- di specializzarsi per realizzare la farmacia del futuro, di trovare nuovo appeal alla professione, di rivendicare soprattutto il loro ruolo come protagonisti. 

Quando parla del suo programma operativo non dice mai “io”, ma sempre “noi”, come a voler precisare che Fenagifar è un gruppo di amici, e che lui vuole instaurare uno spirito di partnership, innanzitutto con il nuovo Consiglio, ma anche con tutti gli associati. Ma andiamo un po’ più nel dettaglio delle proposte. 

La presidenza di Fenagifar torna a Roma, dopo diversi anni. Lei, della scuola di Osvaldo Moltedo, come vive questo momento? 

Sono davvero emozionato, felice, orgoglioso. Erano più di quindici anni che la presidenza della Federazione non tornava nella mia città; è un ruolo che prima di me è stato interpretato da colleghi romani illustri: Gianluca Pasanisi, Alfredo Procaccini, Osvaldo Moltedo, Eugenio Leopardi. Non voglio deludere chi mi ha insegnato tanto in questi anni e ha riposto in me la fiducia, in particolare Eugenio Leopardi e Alfredo Procaccini, che sui giovani e sull’Agifar hanno sempre scommesso tanto. Cercherò di onorare il ruolo spendendomi senza remore, con tutte le mie energie e le idee, che -non ho dubbio- la nuova squadra federale riuscirà a trasformare in progetti che avranno un valore concreto per la nostra professione. 

L’entusiasmo è una caratteristica dei giovani, ma in farmacia sembra ora attenuarsi. Difficile trovare neolaureati e molti si allontanano dal banco, tant’è vero che lei parla di dover trovare “nuovo appeal”. Ma come?

La ringrazio per la domanda anzitutto, che sta davvero a cuore a me e alla Federazione. Abbiamo indagato a fondo questa problematica, già da un anno a questa parte, all’origine con Agifar Roma. Dopo l’incontro sul tema presso il Nobile Collegio del 2022, ci siamo resi conto di quanto fosse urgente discutere del problema e allargare il confronto il più possibile. Ne è nata una survey, rivolta a tutti i colleghi della regione Lazio, per comprendere quali fossero le sfaccettature del problema e quanto fosse radicato sul territorio. I dati raccolti sono stai incredibili, tanto che abbiamo deciso di allargare, ora, la survey a tutte le sedi Agifar sul territorio nazionale, in modo da avere uno spaccato molto preciso dello stato delle cose sul tema della professione al banco. Ne sta emergendo una problematica multifattoriale: indubbiamente emerge uno stipendio al di sotto delle aspettative dei colleghi, ma non è il solo elemento. Difficoltà a conciliare la vita privata e quella lavorativa, pochi spazi di crescita professionale, un lavoro ultimamente più stressante. È questa la voce della base che ha raccolto la nostra Federazione. Se l’aumento salariale è un aspetto importante e sicuramente auspicabile, a mio avviso ci sono altri fattori per questa carenza di “appeal”, su cui si può e si deve agire. Per questo motivo stiamo studiando, come Federazione, proposte, idee e soluzioni concrete che, nei prossimi mesi, presenteremo a Federfarma nazionale, Fofi e alle altre sigle di categoria, per provare a trovare delle soluzioni comuni e condivise. Ottima, a mio avviso, è la svolta del Ddl Semplificazioni delle settimane scorse, che va nella direzione di trovare risposte pratiche e concrete a questa problematica, ma molto altro può e deve esser fatto.

La farmacia vive un momento di grandi trasformazioni e lei dichiara che i giovani vogliono esserne protagonisti. Quali le scelte? Farmacia clinica e nuovi servizi? Quali competenze e quali specializzazioni? 

I giovani farmacisti vogliono la realizzazione concreta di una “farmacia clinica”, sempre più specializzata nella presa in carico del paziente lungo tutto l’iter di cura e nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia attraverso i nuovi servizi della farmacia e i Point of care testing (Poct). Abbiamo in mente un farmacista capace di migliorare a 360° il benessere e la salute del cittadino, competente quindi in tutti gli ambiti che possono essere utili, compresi la nutrizione e l’integrazione. Sarà anche nostro compito cercare di realizzare questo tipo di farmacia, senza dimenticare mai le nostre origini di dispensatori del farmaco e di esperti di galenica. È sotto gli occhi di tutti quanto il ruolo del farmacista preparatore, durante il Covid e in questo periodo, abbia registrato un ulteriore slancio, con la situazione di carenza di farmaci che ha vissuto e sta vivendo il nostro settore. 

Per essere “protagonisti” bisogna anche essere presenti e autorevoli. Non ritiene che Fenagifar vada rivitalizzata anche nelle sue ramificazioni territoriali? Il suo “noi” è veramente inclusivo? 

Ora che ci siamo messi il Covid alle spalle, sarà data grande priorità al potenziamento della Federazione sui territori. È un nostro obiettivo far crescere i numeri degli iscritti e sostenere le sedi delle Agifar, oltre ad aprirne di nuove. La Federazione inoltre, dovrà essere un luogo per tutti i giovani, più inclusivo e democratico, in cui tutti dovranno avere la possibilità di partecipare ed essere parte attiva. È nostra intenzione infatti realizzare nei prossimi mesi una riorganizzazione della struttura federale, per allargare il confronto non soltanto ai delegati nazionali, che costituiscono l’assemblea nazionale, ma al numero più ampio possibile di giovani farmacisti presenti sul territorio. 

Il nuovo Consiglio delinea una Federazione più smart, digitale, green e pure europea, vista anche la sua presenza in un comitato tecnico-scientifico dell’Ue. Quali saranno i prossimi passi? 

Sogniamo e lavoreremo presto a una Federazione che si apra al dialogo con altri Paesi, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle best practice e di creare una sanità europea omogenea che metta il cittadino al centro, indipendentemente dal Paese dove è nato, dove lavora o vive. Sul tema dell’ambiente, implementeremo il progetto già in corso Farmambiente, che incarna la mission del contest “One Planet One Health”, che va a circostanziare il ruolo sanitario del farmacista non solamente a tutela della salute dell’essere umano, ma anche dell’ambiente in cui vive. Infine, cavalcheremo l’onda del digitale, uno strumento in più per seguire il paziente anche al di fuori del canale fisico della farmacia e durante tutto il suo percorso di cura. Tramite i social possiamo fronteggiare la disinformazione, fornendo spiegazioni scientifiche accurate con un linguaggio a misura del paziente. Grazie alle tecnologie, possiamo erogare servizi e prestazioni che rendono meno complicata la vita del paziente, indirizzando in ospedale solo coloro che necessitano effettivamente di trattamenti urgenti e identificando precocemente quei casi in cui un ritardo diagnostico avrebbe potuto peggiorare la prognosi del malato. 

Ricordo una sua iniziativa nel campo dei Chatbot. Come sta andando? Ma, soprattutto, non pensa che voi, giovani digitali, potreste dare impulso alla “tele-farmacia”? 

Il Chatbot è ora in fase di Beta test. Stiamo procedendo a un’ulteriore implementazione, che ne accrescerà le capacità di risposta, in modo da rendere lo strumento chiaro e performante al 100% ad ogni quesito che gli verrà sottoposto sull’argomento del Ccnl. Non vediamo l’ora di presentare la versione definitiva, che sono sicuro vi stupirà. Sul fronte della telemedicina credo che noi giovani siamo chiamati ad avere un ruolo propulsore al suo sviluppo all’interno delle farmacie. L’implementazione degli strumenti digitali, la piena attuazione in ogni regione del Fascicolo sanitario elettronico, una potenziata comunicazione tra i diversi attori della sanità saranno tasselli determinanti per migliorare: appropriatezza prescrittiva, aderenza alla terapia e per prevenire tanti errori terapeutici. Non lo dico io, sia chiaro, ma sono i dati emersi da una recente ricerca statunitense, che ha evidenziato come la tele-farmacia possa prevenire fino al 36% di questi errori terapeutici, il che significa miglioramento dei percorsi di cura e risparmio per il sistema sanitario nazionale (la cui sostenibilità sarà un’altra grande sfida a cui il nostro Paese sarà chiamato a rispondere). La tele-farmacia è quindi uno strumento che può portare al completo sviluppo della farmacia dei servizi. I farmacisti possono monitorare e diventare quel supporto al clinico, allo specialista ospedaliero, al medico di medicina generale, nell’aderenza alla terapia e nella riconciliazione farmacologica, in un rapporto sempre più volto al dialogo e alla sinergia inter-professionale, così come disegnato nel nuovo modello di sanità territoriale previsto dal Dm 77. 

Per finire, ritiene che Fofi e Federfarma diano il giusto spazio ai giovani farmacisti? Da loro che cosa si aspetta? 

Fofi e Federfarma sono due istituzioni che hanno la fortuna di avere ai loro vertici colleghi fuori dal comune: per capacità, competenze, visione. Entrambi sono eccezionalmente vicini ai giovani: basti pensare che entrambi vengono dal mondo delle Agifar. La nostra Federazione ha instaurato un dialogo costante con entrambe le istituzioni, a cui presto sottoporremo un’indagine sul mondo della professione, per una riflessione comune. Cosa mi aspetto dalle Istituzioni? Che difendano la nostra categoria dai continui attacchi dei nostri detrattori. Ai giovani colleghi, invece, mi sento di dire di non chiedere mai il permesso e prendersi gli spazi che desiderano, con la serietà dello studio e del lavoro e con il coraggio delle proprie idee e dei propri sogni. Insieme possiamo realizzare la professione di domani.  

(Intervista di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 6/23, ©riproduzione riservata)

2023-06-07T15:00:42+02:00