M&A: l’unione può fare la forza

Con la nostra esperta, la dottoressa Paola Castelli, analizziamo un’operazione societaria straordinaria che può coinvolgere anche la farmacia: la fusione (M&A: mergers & acquisitions).

Dottoressa Castelli, benché già lo dica la parola, in cosa consiste la fusione?

La fusione societaria (M&A) permette di arrivare a concentrare in un’unica entità giuridica, di nuova costituzione o già esistente, più realtà societarie. Tale operazione è preclusa alle imprese individuali.

Quali società, titolari di farmacia/e, possono partecipare alla fusione?

Le porte di tale operazione straordinaria sono aperte a società di qualsiasi natura e, quindi, sia alle società di persone (Snc o Sas) sia alle società di capitali (spesso Srl nel caso delle farmacie).

Esiste soltanto una tipologia di fusione?

No, limitandoci all’abc di tale operazione, la fusione può essere di due tipi: fusione propriamente detta o propria e fusione per incorporazione.

La prima comporta l’estinzione delle società preesistenti e la nascita di una nuova società (Newco), che assorbe le preesistenti, acquisendone i patrimoni e subentrando nei relativi rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, ossia nei relativi diritti e obblighi; i soci delle preesistenti società diventano, quindi, soci della società neonata (Newco) e, a fronte della fusione e del conseguente annullamento delle proprie vecchie quote di partecipazione, ricevono in cambio quote di partecipazione di tale nuova e unica società. Le quote di partecipazione sono determinate rapportando le consistenze dei patrimoni delle società preesistenti (cosiddetto rapporto di fusione, meglio noto come rapporto di concambio).

Passiamo alla fusione per incorporazione: questa operazione non determina la costituzione di una nuova società, ma prevede che una delle società a essa partecipanti (detta incorporante) non si estingua, ma acquisisca le altre società che, conseguentemente, poi svaniscono (incorporate): la società incorporante, già esistente, succede in tutti i rapporti giuridici delle società incorporate, conservando, tuttavia, la propria individualità e con essa i propri rapporti giuridici.

Ai soci delle società incorporate vengono assegnate quote di partecipazione della società incorporante superstite in base al rapporto di concambio.

In conclusione, il rapporto di concambio non è altro che il peso che i soci delle società partecipanti alla fusione avranno nel capitale sociale della Newco o dell’incorporante; è la quantità di quote di partecipazione che la Newco/l’incorporante deve riconoscere ai soci delle società partecipanti/incorporate in cambio delle vecchie quote possedute.

Ho sentito parlare di differenza di fusione, di disavanzo e avanzo di fusione: di cosa si tratta?

Dall’operazione in esame può emergere una differenza di fusione, che deriva dal confronto tra i valori economici delle società partecipanti alla fusione e il rispettivo patrimonio netto contabile.

In particolare, qualora il valore economico delle società partecipanti superi il relativo patrimonio netto contabile, si avrà una differenza negativa di fusione, meglio nota come disavanzo di fusione (da iscrivere nell’attivo dello stato patrimoniale), che di norma nelle farmacie ha natura di avviamento.

Se, invece, la differenza di fusione è positiva si parla di avanzo di fusione (da iscrivere nel passivo dello stato patrimoniale).

L’operazione straordinaria in esame deve essere posta in essere tra società dello stesso tipo oppure può essere attuata anche tra società tra loro diverse?

La fusione può aver luogo tra società dello stesso tipo (tutte società di persone o tutte società di capitali): la cosiddetta fusione omogenea); oppure tra società di tipo diverso (Snc, Sas, Srl): fusione eterogenea).

A livello pratico come viene attuata tale operazione?

Molto all’acqua di rose, senza tediarvi scendendo in ulteriori e particolari adempimenti e tecnicismi, la fusione prevede la predisposizione di un progetto di fusione, di una situazione patrimoniale delle società partecipanti alla fusione non anteriore di oltre quattro mesi al giorno di deposito del progetto di fusione oppure l’utilizzo dell’ultimo bilancio, qualora l’esercizio cui si riferisce il bilancio sia stato chiuso non oltre sei mesi prima del giorno del deposito del progetto di fusione, la redazione di una relazione con informazioni di tipo strategico e con i criteri di determinazione del rapporto di concambio, la redazione da parte di un esperto di una relazione sulla congruità del rapporto di cambio; tale ultima relazione non è necessaria, qualora vi sia consenso unanime di tutti i soci.

Tutte le società partecipanti devono approvare attraverso apposita delibera il progetto di fusione.

Nelle società di persone, salvo diversa previsione dei patti sociali, il progetto viene approvato dalla maggioranza dei soci, mentre nelle società di capitali l’approvazione è di competenza dell’assemblea straordinaria.

La delibera sopra citata deve essere depositata presso l’ufficio del registro delle imprese della provincia ove è ubicata la sede legale delle società partecipanti e da tale momento scatta il termine di sessanta giorni a disposizione dei creditori di tali società per opporsi alla fusione; l’inerzia dei creditori protratta per sessanta giorni costituisce silenzio-assenso alla fusione: quindi, via libera!

Ultimo step: la redazione per atto pubblico notarile dell’atto di fusione.

Quanto sopra fa capire che la fusione è un’operazione straordinaria certamente interessante, ma abbastanza complessa a livello di adempimenti legali, burocratici e via di seguito.

Passiamo alle note dolenti: qual è il regime fiscale dell’operazione M&A?

Note dolenti? Al contrario, le mie parole saranno musica per i nostri cari lettori: la fusione societaria è, infatti, operazione fiscalmente neutra!

Restando in tema musicale, eccoci al bis: la Newco (in caso di fusione propria) o l’incorporante (in caso di fusione per incorporazione) possono affrancare l’eventuale avviamento derivante dalla fusione pagando un’imposta sostitutiva con conseguente riduzione del futuro carico fiscale per effetto dell’ammortamento dell’avviamento.

L’imposta sostitutiva è la seguente:

– 12% per valori da affrancare di importo fino a 5 milioni di euro;

– 14% per valori da affrancare di importo da 5 fino a 10 milioni di euro;

– 16% per valori da affrancare di importo oltre i 10 milioni.

In conclusione: come scegliere tra fusione propria e fusione per incorporazione? Cosa può spingere i soci di società titolari di farmacia/e a porre in essere tale operazione? A chi può far gola la fusione?

Ovviamente, all’inizio bisogna “dare i numeri”: valutare la posta in gioco e, quindi, analizzare attentamente la composizione dei patrimoni delle società potenzialmente interessate a partecipare alla fusione.

D’impatto la fusione per incorporazione ha più appeal rispetto alla fusione propria in quanto meno onerosa: la fusione propria, infatti, comporta maggiori costi dovuti alla costituzione di una nuova società, che avrà una nuova ragione o denominazione sociale con i conseguenti adempimenti burocratici in termini di volture, eccetera.

Inoltre, a livello strategico la comparsa sul mercato di una nuova e sconosciuta società può avere dei riscontri positivi, ma a volte anche negativi (diffidenza da parte della clientela potenziale e conseguente lentezza e/o difficoltà a conquistare fette del proprio mercato di riferimento).

In ogni caso, come sempre, prima di optare per un tipo di fusione piuttosto che per un altro, è necessario ponderare le singole realtà coinvolte, le motivazioni della fusione e le esigenze delle parti in causa.

Pensando al mondo della farmacia, le motivazioni possono essere diverse e tradursi nella concentrazione in un’unica società di tutte le società, titolari di farmacia/e, di famiglia oppure nella creazione, tra colleghi-amici o tra familiari, di una società titolare di numerose farmacie al fine di rafforzare le dimensioni d’impresa, creare sinergie, essere più incisivi e competitivi sul mercato, ampliare i servizi offerti, puntare a una crescita del core business e, conseguentemente, delle economie di scala.

Pecunia non olet!

(Farma Mese n. 5/2024, ©riproduzione riservata)

2024-05-13T12:39:26+02:00