Si fa presto a dire creatività

Una delle sensazioni più frequenti che ci può capitare di avere guardandoci intorno è una sorta di senso di omologazione: prodotti, processi e persone tendono a essere simili gli uni agli altri. Questo fa parte, indubbiamente, della natura umana, che tende a riprodurre ciò che sa e che sa fare in quanto è un comportamento che dà sicurezza.

Se ha funzionato, lo ripropongo. Questa attitudine, però, ci aiuta fino a un certo punto e quando ci si confronta con un mondo in rapido cambiamento, si corre il rischio di rimanere indietro, semplicemente perché abbiamo ignorato che anche ciò che funziona in un determinato momento necessita di costante propulsione creativa per migliorare o, semplicemente, per cambiare.

Ciò che vogliamo dire, in sostanza, è che la creatività dovrebbe essere una componente fondamentale del nostro vivere quotidiano.

Ma che cosa significa essere creativi?

Concediamoci una breve parentesi. Il filosofo Nietzsche, riferendosi al processo creativo, aveva parlato delle 3 metamorfosi dell’uomo: la prima fase è quella definita del Cammello.

Questo animale è noto per essere molto resistente, per avere una grande autonomia e dunque la possibilità di affrontare lunghi percorsi con calma costante. In sostanza, siamo noi e le nostre attività lavorative che procediamo ripetendo i soliti comportamenti in quanto, nel tempo, hanno funzionato.

La seconda metamorfosi è quella definita del Leone. Qui lo scenario cambia: non c’è nessuno che si preoccupa della sopravvivenza di questo animale: deve arrangiarsi da solo. E lo fa, spesso con violenza, in modo decisamente aggressivo. Questo capita agli esseri umani quando all’improvviso esplode il bisogno di cambiare e reagire a uno status quo. Ma qui non si parla ancora di creatività.

La vera esplosione di creatività, secondo Nietzsche, si ha con la terza metamorfosi e cioè quella del Bambino. In sostanza, il filosofo sostiene che è questa la vera natura della creatività, cioè la capacità di pensare liberi da schemi e preconcetti, cosa tipica dei bambini per i quali tutto è possibile e che riescono a vedere cose e situazioni utili per realizzare i propri giochi.

Seguendo questa teoria, dunque, ciascuno di noi dovrebbe riuscire a vivere i propri momenti di fanciullezza nei quali anche le idee più pazze possono essere viste come realizzabili.

Detto questo, è ovvio che occorrerà poi passare alla fase della selezione e a tal proposito, dice Peter Hollins, studioso americano di psicologia e autore di bestseller dedicati alla crescita personale, si passa attraverso 4 fasi: Esploratore, Artista, Giudice e Guerriero. Andiamo con ordine: l’Esploratore è colui che va a caccia delle nuove idee; quindi noi quando siamo nella fase Bambino e facciamo, per esempio, un brainstorming.

L’Artista è colui che “ha le mani in pasta”; la figura che raccoglie le proposte dell’Esploratore e crea nuove idee, nuovi progetti. È quello che facciamo dopo la fase di brainstorming quando cerchiamo di mettere insieme i vari spunti che, per quanto apparentemente scollegati, possono avere attinenze.

Si giunge poi alla fase del Giudice, quella in cui le varie idee devono passare al setaccio ed essere selezionate. E qui si dovrebbe aprire il capitolo riguardante i criteri della selezione.

Infine, è il momento del Guerriero: le nuove idee, quelle che vogliamo portare avanti per raggiungere i nostri obiettivi, i nostri risultati, necessitano di qualcuno che combatta per loro. E quelli siamo noi, nella fase Guerriero, che ci battiamo per esse.

È facile? No. Non è facile né la prima parte, quella dell’invenzione, né l’ultima, quella della messa a terra. Talvolta può anche capitare di sentirsi smarriti.

Il punto è, come dice Luca Mazzucchelli, capire da dove si parte. Se si parte da ciò in cui crediamo, cioè da nostri valori, il percorso diventerà più semplice e sarà per noi naturale essere i Guerrieri che combattono per i propri valori.

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 5/2024 ©riproduzione riservata)               

2024-05-13T14:57:42+02:00