Istat: pollice in su per la farmacia

L’indagine “Aspetti della vita quotidiana” dell’Istat ha misurato le varie sfaccettature (accessibilità, frequenza, orari d’apertura, tempi d’attesa) della farmacia rispetto alle Asl, ai pronto soccorso, agli uffici comunali, all’anagrafe e alle Poste. Pollice in su per le farmacie italiane che escono alla grande nel raffronto con i principali servizi di pubblica utilità.

L’obiettivo di mettere sempre al centro il paziente-cliente obbliga a considerare con attenzione non soltanto quali siano i suoi bisogni, ma anche i suoi giudizi nei confronti dei diversi servizi offerti. Questi giudizi sono spesso legati a problemi di logistica, ma non solo, perché la vicinanza e la comodità sicuramente pesano, ma contano anche gli orari di apertura, i tempi di attesa e di espletamento del servizio, oltre alla competenza, alla gentilezza e alla disponibilità del personale.

Sono dati che Istat rileva con la sua indagine sui servizi di pubblica utilità e che permettono di radiografare il grado di soddisfazione dei cittadini nei loro riguardi. E allora, come si posiziona la farmacia rispetto agli altri servizi, soprattutto quelli aperti al pubblico come le Asl e i pronto soccorso, ma anche l’anagrafe e le Poste? Senza dubbio bene, ma vediamo più a fondo e insieme con Pharmacy Scanner come si ripartisce il giudizio dei consumatori.

Accessibilità e prossimità

Pollice in su per le farmacie che ne escono bene, dato che soltanto il 13,8% delle famiglie dichiara di incontrare difficoltà nel raggiungere quelle vicino a casa o al lavoro, contro un 20,2% lamentato dai consumatori nei confronti dei negozi, un 24,2% dei supermercati e addirittura un 50,8% per i pronto soccorso. La prossimità risulta, quindi, insieme alla competenza del farmacista, il tratto distintivo più apprezzato dal pubblico. Anche se a livello locale si registrano differenze: maggiori difficoltà vengono, infatti, segnalate per raggiungere le farmacie al Sud (17,8%), nelle Isole (14,2%) e al Centro (13,8%), mentre le Regioni che vantano il miglior accesso risultano essere la Sardegna, la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia. Viceversa, lamentano maggiori difficoltà, collocandosi agli ultimi posti in classifica, Valle d’Aosta (24,9%), Calabria (23,5%) e Campania (22,5%). In particolare poi il problema dell’accessibilità si pone per chi abita nei Comuni sotto i 2.000 abitanti (19,8%), mentre nei centri metropolitani soltanto l’8,7% si lamenta.

La farmacia, inoltre, non teme confronti rispetto alle Asl, cui nel 2023 si sono rivolte meno del 40% delle persone intervistate, registrando un calo di 7 punti percentuali rispetto al 2003, con una perdita di circa 2,7 milioni di assistiti. Le Asl vengono frequentate soprattutto al Centro e Nord-Est Italia (circa dal 44% degli assistiti), mentre l’accesso si riduce al minimo nelle Isole (Sardegna 39,7% e Sicilia 31,1%).

La farmacia non teme confronti neppure rispetto ai pronto soccorso, che risultano non facilmente raggiungibili soprattutto in Campania (63,5% di giudizi negativi), Calabria (62,5%), Liguria (58%) e Puglia (57%). Anche in questo caso la dislocazione ha il suo peso: si lamenta il 43,8% di chi abita nei centri metropolitani, mentre la percentuale sale al 68,6% nei Comuni al di sotto dei 2.000 abitanti.

I giudizi migliorano, invece, nei riguardi di polizia e carabinieri, dove l’accesso risulta difficile per 3 famiglie su 10 (31,2%, ma anche qui soprattutto al Sud e nei piccoli Comuni), mentre per gli uffici comunali, il cui accesso risulta difficile per il 31% delle famiglie, maggiori difficoltà si registrano nelle Regioni del Centro (il Lazio è al 41,4%), soprattutto nella città di Roma.

I servizi commerciali, infine, si avvicinano ai valori della farmacia, ma pur sempre segnando valori inferiori, visto che pur sempre il 20% delle famiglie italiane dichiara difficoltà d’accesso. Qui non si registrano grandi differenze a livello regionale, salvo che in alcune aree risulta più difficile raggiungere la grande distribuzione, soprattutto in Valle d’Aosta (32,5%), Calabria (32%) e Abruzzo (29,8%).

Frequenza d’accesso

Sappiamo che ogni giorno entrano in farmacia 4 milioni di persone circa e che questa cifra tende ad aumentare, a differenza, invece, della frequentazione delle Asl, che in questi ultimi anni risulta in graduale diminuzione. Infatti, nel 2003 la percentuale delle famiglie che si recava all’Asl era del 47%, mentre nel 2023 è scesa al 20%, con una perdita annua di circa 2 milioni 700mila utenti maggiorenni. Sono soprattutto le donne (così come avviene nelle farmacie) a frequentare le Asl (43% contro il 36,5% degli uomini), anche se questa prevalenza si inverte nelle età molto anziane. Se poi consideriamo l’età di chi va all’Asl, allora il valore massimo di frequentazione è tra i 65 e i 74 anni, quando 5 persone su 10 dichiarano di usare questo servizio. Donne e uomini, invece, si recano in egual misura agli uffici postali, tra i servizi pubblici più frequentati (28 milioni e 600mila), ma pur sempre in calo di 5 milioni rispetto al 2003, soprattutto in seguito all’uso dei servizi digitali. Per quanto riguarda il genere, invece, sono soprattutto le donne ad andare alla Posta, ma soltanto sino ai 60 anni, perché poi aumenta la presenza degli uomini, man mano che aumenta l’età (dopo i 75 anni +16% rispetto alle donne).

Minore risulta, infine, la frequentazione dei servizi di anagrafe, frequentati nel 2023 da quasi 16 milioni e 700mila persone (nel 2003 erano 27 milioni 700mila, con un calo quindi di 11 milioni circa). Anche in questo caso va ricordata l’emergenza sanitaria del Covid-19 e del conseguente lockdown, finito il quale si sono ripristinate le vecchie abitudini, ma senza più raggiungere la frequentazione fisica dei servizi registrata negli anni precedenti la pandemia.

Orari di apertura

Interessante anche analizzare i giudizi espressi dai cittadini nei confronti degli orari garantiti dai servizi pubblici. La loro liberalizzazione e le abitudini maturate dalle farmacie durante il periodo dell’emergenza Covid hanno favorito un ampliamento delle aperture, molte delle quali hanno ridotto la pausa pranzo, come pure le chiusure serali e festive. Per quanto, invece, riguarda il giudizio dei consumatori sugli orari di apertura degli sportelli delle Asl, rispetto a una media nazionale del 60% circa che li reputa buoni, abbiamo poi indicazioni molto differenziate a livello territoriale: oltre il 67% delle famiglie li considera comodi per il 67,3% nel Nord-Est, contro il 44,8% nelle Isole. In particolare, vorrebbero orari di servizio più ampi i residenti della Sardegna (50,7%) e della Campania (49,6%) e, in generale, gli abitanti delle aree metropolitane (44,9%), più degli abitanti dei piccoli Comuni (40%). Sono soprattutto gli anziani a esprimere giudizi positivi (66,1%) rispetto ai 25-44enni che si fermano al 53,6%.

Anche per gli uffici anagrafici si registra una buona soddisfazione per gli orari d’apertura (65,9%), soprattutto nelle Regioni del Nord (67%), più del Centro (59,4%) e delle Isole (62,1%). Un giudizio negativo, accompagnato da una richiesta di cambiare gli orari, arriva soprattutto dagli utenti di età compresa tra 25 e 59 anni (circa il 50%), soprattutto nelle Regioni del Centro e nei Comuni delle aree metropolitane (59,7%).

Giudizio positivo viene espresso anche per gli orari d’apertura degli sportelli postali (63,9%), soprattutto nel Mezzogiorno (66,9% nel Sud, 66% nel Centro e 64,2% nelle Isole), senza grandi differenze di genere, mentre rilevanti sono quelle relative all’età delle persone: all’aumentare dell’età cresce la soddisfazione, tant’è vero che tra i più anziani meno di 3 persone su 10 sente l’esigenza di un cambiamento. In generale, i più soddisfatti per gli orari d’apertura delle Poste sono i pugliesi, che raggiungono un picco del 73,8% che li giudicano “comodi”.

Tempi d’attesa: code e ritardi

Quando i tempi d’attesa superano i 20 minuti, allora gli utenti incominciano a lamentarsi. Questo limite viene raggiunto nelle Asl con una media del 49,8% a livello nazionale, che sale, però, al 66,5% nelle Isole e al 61,5% al Sud, mentre scende al 34,7% al Nord-Est. Le situazioni peggiori vengono manifestate dai siciliani (il 68,4% accusa di attendere più di 20 minuti), dai molisani (67,6%) e dai calabresi (67,2%). Code e picchi di attesa rilevanti si registrano anche nell’accesso ai servizi delle Poste, con una media nazionale del 48,3%, anche se ben differenziata a livello locale, oscillando da un minimo del 34,7% nel Nord-Est a un massimo del 61,5% nel Sud e del 66,5% nelle Isole. Ad accusare i maggiori ritardi nell’espletamento dei servizi sono i siciliani, dove i pensionati dichiarano di rimanere in attesa per più di 20 minuti per il solo ritiro delle loro pensioni.

Un po’ meglio è la situazione all’anagrafe, dove solamente il 26,7% degli utenti accusa a livello nazionale simili file d’attesa. Questo soprattutto al Nord, dove meno di due residenti su dieci lamentano lunghe code, a differenza, però, dei residenti del Lazio e della Sicilia, dove le percentuali di chi attende per più di 20 minuti salgono rispettivamente al 44,1% e al 43,3%. Certo, anche in farmacia si verificano orari di punta con talvolta code, ma i 20 minuti è improbabile siano raggiunti.

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 5/2024 ©riproduzione riservata)               

2024-05-16T15:28:07+02:00