Il futuro e l’essere umano

È inutile nascondersi dietro a un dito: oggi l’intelligenza artificiale è veramente ovunque. Che ci piaccia o no. Si tratta di uno dei temi più approfonditi e ricercati del nostro pianeta e ha un tasso di crescita che raddoppia ogni 5-6 mesi. Ciò significa che se oggi Chat Gpt ha un quoziente intellettivo di 155, tra 6 mesi questo Qi sarà il doppio. E così via per il tempo successivo.

E cosa comporta tutto ciò? Quali scenari dobbiamo prevedere per il futuro? Dobbiamo essere spaventati? Secondo Mo Gawdat, già ceo di Google X (il laboratorio di innovazione tecnologica di Google), abbiamo il diritto di essere preoccupati, ma non spaventati. L’Ia non ha qualcosa di intrinsecamente cattivo, ma può aiutarci ad ottenere risultati prima d’ora impensabili; come sempre, dipende dall’utilizzo che ne viene fatto.

Indubbiamente uno dei temi che vengono maggiormente presi in considerazione quando si parla di evoluzione dell’Ia riguarda la scomparsa di alcuni lavori. È un argomento di indiscutibile valore e va analizzato in modo ampio. Diverse aziende, soprattutto di carattere multinazionale, hanno già avviato piani di riqualificazione del personale, il cosiddetto reskilling. Sviluppare nuove competenze sembra dunque essere diventata un’esigenza imprescindibile per garantire il lavoro a tutti coloro che lo potrebbero perdere a causa dell’evoluzione tecnologica.

Vi è tuttavia qualcosa che, sempre secondo Gawdat, l’Intelligenza artificiale non potrà sostituire: si tratta delle relazioni umane. E credo che nessuno di noi faccia fatica a credere a questa affermazione.

Proviamo a calare questo concetto nella vita di tutti i giorni; pensiamo alle persone che entrano in farmacia. Quante volte il rapporto si risolve con una semplice richiesta di prodotto e con la conseguente consegna di quanto richiesto? Pagamento, grazie e arrivederci. Quante volte il cliente (o paziente, se preferite; ma chi mi conosce sa come la penso…) entra in farmacia e poi chiede, racconta, si confronta, talvolta si confessa?

Può una macchina guidata dall’Intelligenza Artificiale sostituirsi al farmacista? Nel primo caso sì; nel secondo evidentemente no. Nel primo caso sarà sufficiente avere una prescrizione che verrà letta dalla macchina (peraltro con possibilità di errore ridotta al minimo), oppure richiedere direttamente il prodotto. Nel secondo non si potrà sostituire l’occhiata, la stretta di mano, la domanda personale e personalizzata. Tutti quegli elementi che fanno la differenza e che definiscono il vero rapporto umano.

Un tema simile lo si può incontrare nel momento in cui si vogliono generare nuove idee, idee creative. Il processo di creazione, si sa, è il frutto di associazione di contesti diversi, di confronti, di conoscenze; ma anche di casualità, di errori, di problemi vissuti. Ed è proprio su quest’ultima parte, evidentemente molto più personale, che l’Ia non può intervenire sostituendosi all’uomo, inteso come macchina imperfetta.

Ma riprendendo il tema del reskilling, o riqualificazione, dei lavoratori (e pensiamo pure tranquillamente anche ai farmacisti): in quale direzione bisognerebbe andare? Probabilmente, al di là delle sempre importanti (per ora) competenze tecniche, bisognerebbe proprio lavorare sulle cosiddette soft skill, cioè sull’evoluzione della persona, sui comportamenti, sull’empatia; in buona sostanza sull’intelligenza emotiva che, ci dicono gli studi di Daniel Goleman (che ne è considerato il padre), contribuiscono per l’85% al successo di una persona. E inoltre, gli esseri umani e le relazioni che riescono a sviluppare saranno proprio il baluardo contro gli attacchi dell’intelligenza artificiale.

Lavoriamo dunque sulle emozioni; abituiamoci a comprendere le nostre e quelle di chi ci sta di fronte; moduliamole nei comportamenti e ne trarremo sicuramente beneficio nelle nostre performance. Oggi e soprattutto domani.    

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 1-2/2024 ©riproduzione riservata)               

2024-02-08T11:01:54+01:00